Che tu ci creda o no, i libri danno delle risposte. Se c’è una frase che proprio non riesco a digerire è quella che normalmente si tende ad affibbiare ai grandi classici: «E’ un libro sempre attuale». I libri, quando parlano di uomini e di storie di uomini, sono sempre attuali, non vanno mai fuori moda, proprio perché parlano di sentimenti, di dubbi e di interiorità che sono nostri fin dalla notte dei tempi. Perfino a leggere l’Epopea di Gilgamesh, che risale a 4500 anni fa, potremmo trovare degli spunti quantomai attuali e ancora vividi. Certe volte, quando meno ce lo aspettiamo, troviamo le giuste risposte alle nostre domande proprio tra le pagine di un libro, sia che si tratti di un capolavoro o di un romanzetto adolescenziale, questo poco importa. Bastano poche parole; parole che all’improvviso, da quel foglio nero su bianco, parlano di noi e con noi. Non esiste una lista di libri migliori e di libri peggiori di altri, non esiste il libro più bello in assoluto: già non è semplice rispondere alla domanda “Quale è il tuo libro preferito?”, figurarsi stilare un elenco dei libri più profondi e interessanti da leggere. Però, dei consigli da lettrice posso darveli, perché leggere è stupendo, ma condividere con gli altri le proprie passioni e i propri pareri è meraviglioso, soprattutto se attraverso queste mie parole potessi suscitare in qualcuno di voi la voglia di cercare il prossimo libro in grado di sconvolgervi l’animo. Ecco i cinque libri ‘must’ per chi è in cerca di risposte:

Il lupo della steppa – Hermann Hesse

Pensato per tutte quelle persone troppo macchinose, intellettuali, pensierose e riflessive, che ogni tanto, quando nessuno li osserva, si perdono a guardare la luna o ad ascoltare il vento, invidiando la bellezza spontanea della natura. Uno dei capolavori indiscussi di Hesse, da leggere tutto d’un fiato. Il protagonista è Harry Haller, un uomo di mezza età che vive in una condizione di permanente disagio. Un outsider autoemarginato incapace di sopportare il secolare conflitto tra mente e istinto, tra pensiero intellettuale e caos animalesco. Siamo creature dotate di intelligenza, raziocinio e cultura, ma pericolosamente destinate ad annoiarci a morte con le nostre stesse teorie e la nostra incapacità di goderci la vita come farebbe un lupo, lontano dalle falsità, spontaneo e potente. Ad accompagnarlo c’è Erminia: in lei le due metà, l’uomo e l’animale, si sono perfettamente fuse, tanto da potergli fare da maestra nell’insegnargli tutte le gioie che l’esistenza è in grado di offrire: un inno alla vita, da vivere con la saggezza di un vecchio e l’ingenuità di un bambino, senza artificiosità, paranoie e intellettualismi sterili.

La luna e i falò – Cesare Pavese

 

Chiediti chi sei. Romanzo-testamento di Pavese, scritto in un paio di mesi di getto, l’anno successivo lo scrittore si toglierà la vita. Fa sempre strano confrontarsi con le parole di chi ha scelto la strada del suicidio, perché si cerca di intravedere nelle loro opere, nelle sfumature di quelle pagine, le avvisaglie della tragica morte, i primi segni di una tristezza inguaribile. La storia è narrata in prima persone dal protagonista, soprannominato Anguilla, che dopo la liberazione torna nel suo paese d’origine in Italia, dopo un lungo periodo d’assenza passato in America. Insieme al suo amico Nuto, Anguilla ripercorre la sua giovinezza trascorsa al paese del Belbo (in Piemonte) alla fattoria della Mora, insieme a sor Matteo e alle tre figlie: Irene, Silvia e Santa. Un continuo viaggio tra passato e presente, in due piani narrativi si intrecciano e si rincorrono, nei racconti, spesso tristi e nostalgici, che Anguilla rivive con il suo amico Nuto. Racconti che porteranno il protagonista in un bellissimo, ma sofferente, percorso nel tempo, alla riscoperta delle sue antiche radici. Lo sfondo sono sempre le Langhe, la terra bruciata dal sole e dai falò estivi, in un affresco di vite contadine che ben sanno che il cuore dell’uomo è girovago, ma ha sempre bisogno di un posto in cui tornare.

libri che cambiano la vita

L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

 

La paura dell’abbandono, l’infedeltà, la dipendenza di una donna dal suo uomo, la filosofia dell’eterno ritorno nietzschiano, l’adattamento delle nostre azioni al condizionamento dello sguardo esterno, un intreccio di vite, il dualismo anima-corpo, il bisogno di alleggerire tutto ciò che nella vita di ogni giorno risulta pesante e gravoso. Pensato per chi ha bisogno di riflettere sulla propria concezione dell’amore e, di riflesso, sul proprio rapporto con gli altri e con il mondo attorno a noi. Quale peso hanno effettivamente l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata? Secondo Kundera appaiono del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza: il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita, e viceversa, la necessità umana di rintracciare in essa un significato, si risolve in un paradosso insostenibile.

Harry Potter – J.K. Rowling

 

Chi ha detto che le classifiche dei libri più ‘importanti’ per la crescita di una persona devono riguardare solo i grandi classici? Ebbene, anche le ‘new entries’ della letteratura vanno prese in considerazione. Con la saga di Harry Potter è cresciuta la maggior parte di quell’ampia generazione che adesso va dai 15 ai 25/30 anni. Sette libri di avventure, creature magiche, situazioni rocambolesche e incantesimi, certamente, ma non solo: dentro a quelle pagine si trovano tutte le problematiche che un giovanissimo può porsi, inquadrate in un contesto magico che però parla tanto anche del nostro mondo reale e di problemi ben più importanti di quanto si possa pensare ad una prima lettura: c’è qualcosa della nostra storia, così vicina a noi che ancora dà i brividi. C’è il pericolo serpeggiante di un’ideologia che si fa strada conquistando consensi in chi condivide logiche di arroganza e sopraffazione, c’è lo squadrismo dei Mangiamorte, con il loro simbolo macabro tatuato sul braccio, c’è lo slittamento inesorabile verso la dittatura. C’è perfino la Teoria della Razza, e ci sono tribunali speciali che giudicano la purezza delle ascendenze. Poi, c’è anche la Resistenza. Oltre a ciò, personaggi incredibili pieni di sensibilità e di sfaccettature ci mostrano il lato umano degli ‘eroi’, unendo alle lezioni di magia i primi problemi di cuore, il bisogno di sapere la verità, la ricerca delle proprie radici, l’importanza dell’amicizia e l’incontro con la morte delle persone care.

Il manuale del guardiano della luce – Paulo Coelho

 

Perché per vivere e non solo sopravvivere bisogna erre un po’ dei guerrieri. Pensato per chi ha capito di volere lasciare da parte le paure e le limitazioni autoimposte per abbattere gli ostacoli che la vita di tutti i giorni ci pone davanti, sia per casualità sia per destino. Il ‘guerriero della luce’ è la nostra parte più interiore e allo stesso tempo rappresenta anche tutto ciò che potremmo essere, viste le risorse immense che abbiamo nascoste in noi. Il Guerriero non è un superuomo che ha sempre tutte le risposte pronte: è un essere con tutti i suoi dubbi, le sue contraddizioni, paure e incertezze di fronte alle sfide della vita. E’ dunque un libro che ispira e ci conforta, non ci giudica negativamente se non siamo sempre perfetti e al massimo delle nostre potenzialità, ma ci spinge ad avere coraggio, tenacia e ad essere spiritualmente allenati per vincere la “battaglia”. Un libro da tenere accanto al letto e da leggere prima di addormentarsi, per trovare consigli e spunti.

Avete mai pensato all’evoluzione del bibliotecario? Facciamo un salto indietro nel tempo. No, non occorre andare molto lontano: ci fermeremo al 1980. Pure io tenterò ora di immedesimarmi e di trasportare indietro di trentacinque anni le mie attuali occupazioni, cioè la stesura di una tesi di laurea. La musica nel terzo libro della Repubblica di Platone. In questo momento mi trovo comodamente sdraiata sul mio letto, con il portatile appoggiato sulle gambe, immediatamente disponibile per ogni mia richiesta e curiosità. Ho bisogno di capire le origini dei gatti nudi, perché ho improvvisamente un irrefrenabile (e quantomai superficiale) bisogno di scoprirlo? Posso farlo. Ho bisogno, invece, di ricercare gli atti di un convegno che si tenne a Taranto nel 2010, organizzato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, e che potrebbe tornarmi molto utile nel capire il ruolo degli strumenti musicali nell’antica Grecia? Posso farlo. Accanto a me, sparsi sul tappeto, quattro libri da consultare: ne ho così pochi perché sono estremamente specifici e fanno proprio al caso mio; prima di prenderli in prestito nel giro di pochi giorni ordinandoli online da Milano, con una breve ricerca su Google ho trovato i titoli migliori e più utili.

Ma attenzione, siamo negli anni ’80. Il comodino accanto al mio letto ospita un’imponente e traballante pila di tomi di diversa datazione e mole. Dal momento che la tesi non è il mio unico impegno, non posso permettermi di spendere ore e ore nella ricerca manuale e cartacea (lontana dal caldo di casa) della bibliografia perfetta e mi accontento di sfogliare i miei quindici libri che ritengo potermi tornare utili. E che fine ha fatto la possibilità di raggiungere in pochi click gli atti di un convegno alle 22:30 di sera? Inesistente: dovrò aspettare il giorno dopo, uscire di casa e mettermi di impegno per cercarli, senza forum, blog, siti, Wikipedia, archivi online, download e PDF ad aiutarmi. Ma, più in generale, se nel 1980 – e anche prima – saliva la voglia di leggere o di trovare delle risposte, a chi ci si rivolgeva?

È semplice: al bibliotecario. L’evoluzione del bibliotecario sta anche nel comprendere il valore che un tempo aveva. Partiamo dal considerare che le biblioteche fino a vent’anni fa non potevano usufruire dei mezzi informatici e di archiviazione attuali: o il bibliotecario conosceva bene il suo ambiente, i suoi libri, le loro collocazioni, i metodi di ricerca bibliografica, i bisogni dei lettori e la storia della letteratura o il suo ruolo risultava inutile e inconcludente. Il bibliotecario, figura mistica circondata da figure – un tempo – altrettanto mistiche come i libri, era considerato il detentore del sapere letterario: se si parlava di libri, di ricerche, di bibliografie e di tesi, il bibliotecario era il guru della situazione, in grado di estrapolare dai balbettii confusi dei lettori i titoli e i nomi cercati. La biblioteca, in quanto culla di un sapere vasto e imponente, era vista come un tempio di risposte e certezze. Allo stesso modo, il bibliotecario pareva un oracolo, un saggio, un Pico della Mirandola.

Diamo uno sguardo alle domande che i lettori erano soliti un tempo rivolgere ai bibliotecari. L’evoluzione del bibliotecario fino ad oggi parte da qui, dall’idea di una figura professionale alla quale rivolgere senza timori di delusioni dubbi e lacune.

Un tempo i bibliotecari affiancavano al loro lavoro a stretto contatto con i libri delle ricerche a più ampio respiro. Tra i bibliotecari più famosi si ricordano Luciano Bianciardi, Raymond Carver, Alcide de Gasperi, Marcel Duchamp, Benjamin Franklin, Johann Wolfgang Goethe ed Eugenio Montale. Ed oggi? Oggi se penso alla mia bibliotecaria di quartiere, sempre così acida e maldisposta, mi viene il magone. Ripenso sempre a quando le chiesi l’Edipo Re e lei mi domandò di chi fosse, continuando poi a non capire. «Ma Sofocle chi?», «Sofocle, il tragico greco», «Ma il cognome quale è?».

Si parla di evoluzione del bibliotecario o di ‘involuzione’? Nell’era di Internet, del ‘tutto subito’, delle ricerche comode a casa, del download selvaggio, degli archivi online, si tratta forse di una decadenza del ruolo della biblioteca in generale, che porta a vedere il servizio del bibliotecario solo come una figura assimilabile al magazziniere e al commesso? Un fondo di verità dietro a questo dubbio ci dovrà pur essere, se sempre più spesso i Comuni decidono di far rientrare l’ambito delle biblioteche nei ‘servizi socialmente utili’ o nell’inquadramento per le liste di collocamento. Eppure, nessuno si sognerebbe di vedere il ruolo di un ingegnere come assimilabile ad un ‘servizio socialmente utile’ da assegnare indiscriminatamente per provvidenzialismo. Quale lacuna di credibilità e professionalità caratterizza l’attuale figura del bibliotecario per dover subire ciò?

Da poco questo blog ha compiuto un anno. O meglio, calma, questo blog di anni ne ha tre: semplicemente, l’anno scorso il mio account su Blogger (insieme alla mia mail e a TUTTO il resto) fu hackerato e poi eliminato. Da quel giorno infernale, è nata la seconda versione su WordPress, sono(e)dunquescrivo, e con essa sono arrivate anche le idee più chiare per il percorso che volevo far seguire al blog.

Sono(e)dunquescrivo ha fatto tanta strada. Dai miei primi post un po’ sconclusionati, visionari e tanto (tanto) pretenziosi sono arrivata a darmi dei limiti e delle linee definite. Questo blog ha ospitato articoli originali scritti appositamente per stare qui e anche molti altri pezzi pubblicati per le mie varie collaborazioni (SulRomanzo, Unacasasullalbero, Cultora, StorieCulturalPop e vari). Attraverso questo blog ho ricevuto consigli, critiche, apprezzamenti, commenti, pareri. In un mondo vasto e un po’ caotico come quello del web, è sempre piacevole poter percepire un interessamento, una qualche forma di ‘fiducia’, se così si può definire, da parte dei propri lettori. Ringrazio tutti voi, ringrazio tutti gli iscritti, ringrazio tutti quelli che con un ‘mi piace’, una condivisione o un commento mi hanno fatto sentire il valore del supportarsi a vicenda nella rete.

E ora? Ho aperto questo blog da matricola appena iscritta all’università e adesso fra tre mesi mi laureo. Un po’ mi commuovo. Sono(e)dunquescrivo, con tutti gli impegni che si stanno aggiungendo e che si aggiungeranno, non chiuderà, né tantomeno smetterà di essere presente. Vi voglio però parlare di un progetto che sto portando avanti e di cui vorrei rendervi partecipi: Svagolamente. 

No, non è una parolaccia. Svagolamente (o svago-la-mente) è il nome di un collettivo che ho in progetto di lanciare verso settembre/ottobre. Un collettivo piccino picciò, di due persone, ma con le idee ben chiare e una grande passione da condividere: l’amore per la cultura, per i libri, per l’arte, per la letteratura. Io e una mia carissima amica (un’altra letterata) abbiamo deciso di immergerci in questo progetto e di entrare in azione sul serio. Se si hanno delle idee, perché non concretizzarle? E le nostre idee partono dai libri: abbiamo intenzione di attivare dei punti di bookcrossing nella nostra città e promuovere degli eventi riguardanti la lettura e i libri. Se volete fare un salto sul nostro meraviglioso sito (è ancora work in progress, ma si possono leggere le nostre bio e vedere come siamo belle), eccovi il link.

Che dire? Vorrei potervi incontrare uno per uno e ringraziarvi. Quando tutto questo è incominciato non osavo neanche sperare in questi traguardi. L’idea che i blog di cultura e letteratura possano ancora essere un punto di partenza per dei progetti e delle riflessioni mi emoziona e mi dà la carica.

Grazie.

Mark Twain dice: “In a good bookroom you feel in some mysterious way that you are absorbing the wisdom contained in all the books through your skin, without even opening them.” Cioè, una buona stanza per la lettura ci invoglia a leggere. E, normalmente, dove si trovano i libri e le sale da lettura? Nelle biblioteche, certo, ma entri in una biblioteca e il primo impulso che provi è quello di trovare ciò che cerchi ed uscire al più presto. Moquette invecchiata, un grigiore diffuso, scaffali metallici, design inesistente e arredo direttamente uscito dagli anni ’70. No computer (nella maggior parte dei casi), no Wi-Fi, no punti lettura e relax.

È vero, c’è ancora un dibattito in corso fra i ruoli che un ambiente bibliotecario dovrebbe avere: dovrebbe limitarsi a fornire al lettore i testi richiesti (anche qui, altro dibattito: il lettore può cercarli liberamente o deve richiederli dall’archivio?) o deve essere un luogo di incontro, cultura e ricerca? Insomma, se si parla di rapporto biblioteca-lettore, il discorso si sposta sull’architettura delle biblioteche e sul bisogno di accogliere certe necessità di incontro e lettura.
Biblioteche a misura di lettore. Un’idea che ricorda tanto l’architettura “a misura d’uomo” di Le Corbusier, con il suo bisogno di integrare mondo urbano e natura. Ma è un concetto vecchio tanto quanto lo sono le biblioteche stesse: la Biblioteca di Alessandria, del 305 a.C., era pensata in uno spazio ampio, luminoso e arieggiato, in un’alternanza di interni ed esterni all’aria aperta.

Anche Vitruvio nel suo De Architectura la pensa così e parla delle biblioteche presenti nelle ville rustiche dei romani e del bisogno di alternare alla lettura la piacevolezza dell’essere in un posto bello, accogliente e ben integrato nella natura: insomma, il Frank Lloyd Wright (ideatore dell’architettura “organica”) della latinità. D’altra parte, leggere non è cosa da poco. È un’attività intellettuale diversa dall’ascoltare la musica, per quanto anche questa possa essere impegnativa. Prendere in mano un libro è quasi una promessa e un impegno: “prometto di dedicare la mia totale attenzione a queste pagine. Tutto il resto attorno a me non esiste”.

Un libro non si legge da solo: come l’iPod è lo strumento che ci porta la musica, la nostra stessa mente è “il mezzo” da impegnare nella lettura. Sdraiati, a pancia in su, seduti, in piedi, in movimento, ognuno legge come preferisce, cercando la privacy e le condizioni adatte per farlo sentire a suo agio. L’idea di trovare la comodità in una biblioteca potrà farvi ridere, ma ecco gli edifici moderni che più si avvicinano all’idea delle biblioteche a misura di lettore.

E se abolissimo la pubblicazione delle classifiche dei libri? Le top 100 dei libri più venduti proposte da Feltrinelli, da Panorama, da Ibs, da Mondadori, da Amazon, da Wuz. Alcune vengono stilate mese per mese, altre addirittura a ritmo settimanale o giornalieri, per seguire le “orme” di popolarità di quei libri che si alternano tra gli ambiti primi posti, in una semplice equazione di vendite. Ma davvero contano così tanto le classifiche dei libri per dare un giudizio sul panorama letterario o per farsi un’idea sul nuovo stuzzicante titolo da acquistare?

Una riflessione che parte da un brevissimo carteggio a singola “botta e risposta” tra un lettore e Beppe Severgnini sul sito del Corriere della Sera. Severgnini risponde laconicamente in questo modo alle lamentele del lettore sull’ormai demodé e inutile senso (a suo parere) delle classifiche: “A te non interessa sapere quali libri vendono di più, quali film vengono più visti, quali canzoni sono più popolari? A me, sì. Non è detto, poi, che compri quei libri, veda quei film, senta quelle canzoni”.

Chi ormai, effettivamente, presta più attenzione alle classifiche librarie? Un tempo erano forse il modo di entrare in contatto con nuovi titoli e di seguire le ultime uscite, ma oggi l’interesse per certi titoli viene smosso da ben altro. Come anche le pubblicità televisive stanno arrivando al capolinea, soppiantate da un intero mondo pubblicitario virtuale di social media ben più attivo, aggiornato e stimolante, anche il commercio letterario ora si basa su altre “spinte”: book-blog, opinioni online, forum, fandom, siti, cataloghi sul web, pagine facebook, hashtag, e selfie. Se prima le librerie erano il centro del movimento di libri e di interessi letterari, ora sono l’ultima tappa di un processo di appassionata ricerca che avviene altrove, tra schermi, video e blogger. Proprio per questi motivi, davvero ancora hanno un valore le classifiche di libri? Non sono forse i lettori stessi oggi a muoversi con indipendenza e coscienza nell’intricato mondo letterario, senza pressioni?

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Eppure Severgnini non le disdegna? E perché mai? Se facessimo un salto sulla classifica di Panorama, che viene aggiornata a cadenza settimanale, noteremmo in prima posizione un libro che nelle altre classifiche, aggiornate con ritmi più lenti, non c’è: Sotto le cuffie del giovanissimo youtuber FaviJ, edito da Mondadori. A seguire, gli stessi titoli delle classifiche di Feltrinelli, Mondadori, Ibs e compagnia (Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, Le mani della madre di Massimo Recalcati, Il segreto degli angeli di Camilla Lackberg, La sposa giovane di Alessandro Baricco) , in ordine occasionalmente diverso. La verità è che Severgnini ha detto una cosa giusta: le classifiche non hanno interesse qualitativo, ma “commerciale”. Cioè, sono interessanti per vedere quali sono i titoli che in Italia vendono di più, anche senza poi per forza doverli acquistare. Le classifiche danno delle immagini di vendita, di mercato, di tendenza, non di giudizio o di recensione.

Il giovanissimo appassionato di FaviJ avrà già il suo libro tra le mani senza aver nemmeno letto una classifica. Il lettore appassionato probabilmente non ha avuto bisogno di consultare ugualmente nessuna classifica per lanciarsi su Baricco. Le classifiche saranno inutili per certi punti di vista, ma svolgono egregiamente la funzione di “meta-lettori” che indicano con numeri e percentuali i gusti e le mode.

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Da quando la Giornata del Libro è diventata la giornata del “compra un libro”? Questo è uno degli interrogativi che muove il “gioco” del 1010ways to buy a book without money: dieci modi di acquistare un libro senza soldi. Attenzione: l’assenza di uno scambio di soldi non è sinonimo di gratuità. Se c’è una cosa che gli ideatori di questo “movimento” (nato a Barcellona nel 2011) vogliono sottolineare è proprio che dietro ad ogni idea o prodotto artistico c’è un quantitativo di lavoro, talento, impegno ed energia che va ripagato e riconosciuto. Come? Insomma, ogni cosa ha un prezzo, ma non è detto che questo debito debba essere saldato attraverso il denaro.

Improvvisare una conga per la strada, disegnare un ritratto (come nella fotografia), diventare un donatore del sangue, piantare un fiore, passare un po’ di tempo a giocare con i propri figli. Il tutto in cambio di un libro. E così i libri e la lettura assumono un altro valore: il talento viene premiato non con i soldi (magari non alla portata di tutti), ma con dell’altro talento e con la voglia di mettersi in gioco.

“Things are not free, but you can buy them without money” (le cose non sono gratis, ma puoi comprarle senza soldi), è il motto del progetto. Libri alla portata di tutti, a patto che si sia disposti ad uscire da un’ottica di scambio monetaria che non premia lo spirito, la creatività e il legame tra le persone. Quanto può valere un’edizione rara non più in stampa? Forse la promessa di smettere di fumare? O fare del volontariato? Ognuno è libero di scegliere il suo prezzo da pagare, subito oppure no, l’importante è mandare agli organizzatori delle “prove” del proprio pagamento, con fotografie e video.

L’iniziativa ha raggiunto un successo inaspettato: da Barcellona a Londra, Madrid, Montevideo, per poi arrivare in Georgia, Romania, California, Brasile. Per chi fosse interessato ad organizzare una giornata 1010ways nella propria città il percorso da seguire è semplice: basta contattare gli organizzatori del movimento (http://1010waystobuywithoutmoney.org/do-it-yourself/) per ricevere materiale e consigli utili.

Avete mai sentito parlare di biblioburros? No? Si trovano in Colombia, dove i maestri più coraggiosi e appassionati si mettono a dorso d’asino (“burro”, in spagnolo) per portare un po’ di libri in tutte quelle zone remote, impervie e dimenticate dai più. Un modo per trasmettere il piacere della lettura dove regna il nulla.

Ma lasciando da parte i biblioburros e tornando qui in Italia, i bibliobus (qualche pelo e zoccolo di meno e quattro ruote di più) itineranti ormai sono una piacevole novità che sta prendendo piede in molti comuni, sia per scopi ludici sia per necessità.

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Roma, Messina, Milano, Brescia, spesso i bibliobus vengono affiancati al lavoro delle cooperative culturali per l’organizzazione di laboratori con i più piccini (innegabile che, se allestito in un certo modo, un furgoncino pieno di libri possa diventare quasi magico), ma molte volte le mete di queste librerie itineranti sono proprio i luoghi più tralasciati e non serviti da altre biblioteche.

Grazie al progetto “L’Italia nel Futuro” promosso da ActionAid, dall’Istituto Comprensivo Gianni Rodari e dall’ARCI Aquila, i bibliobus potranno fare tappa anche nelle tendopoli, nei MAP (moduli abitativi provvisori) e nei MUSP (moduli ad uso scolastico provvisorio, i cosiddetti “container”) aquilani, dove si tenta di colmare un vuoto che dal terremoto del 2009 ha lasciato macerie laddove c’erano scuole, biblioteche e centri di cultura.