Lo scrittore è una bestia (rara)

Lo scrittore è una bestia (rara). L’aggettivo rara ormai finisce malamente rinchiuso tra le due parentesi, perché è una falsità, un anacronismo. La Sindrome dello Scrittore è in eclatante diffusione ed è quasi il caso di andare per esclusione, urlando: «Chi non ha mai scritto un libro o non ha intenzione di scriverne uno alzi la mano!». Il vuoto o quasi. Quindi, restringiamo il campo: lo scrittore è una bestia.

 E’ un animale poliedrico, che a volte si rinchiude in se stesso, nell’intimità dei suoi scritti, e che altre volte, invece, vorrebbe affacciarsi alla finestra e comunicare al mondo intero la sua ispirazione divina: «Ehi, sto scrivendo. Scrivendo, capito?». Lo scrittore è il moderno cane da tartufo e sviluppa le sue capacità olfattive nella sfera delle innumerevoli case editrici italiane. Sporadicamente capita anche che lo scrittore, addirittura, porti a termine un lavoro completo e vorrebbe riuscire a vederlo, detto molto schiettamente, nero su bianco. Vorrebbe pubblicarlo, insomma.

I documentari più accurati mostrano con onestà l’esemplare dello scrittore nella sua travagliata ricerca di un editore. Questo atto, solitamente, vede l’individuo in questione curvo sul suo computer, con delle occhiaie scure non invidiabili, con a portata di mano degli elementi nutritivi non del tutto sani per rigenerarsi e con il volto attraversato da mille colori e sentimenti: il pallore cadaverico del sono un fallito, il verdognolo del ma dove è la mamma? e il rosso vivo del sono un genio! sono solo alcuni esempi. In questi casi, Google diventa la porta immensa e dorata verso la soluzione di tutti i problemi. Gli esemplari esaminati digitano tremanti le tanto sacralizzare parole-chiave casa editrice esordienti e si lasciano inghiottire da questo perverso oblio.

Lo scrittore è una bestia, una bestia con un buon olfatto, e deve riuscire a ripararsi dagli eventuali pericoli o inganni. Furbescamente, ritorna sui suoi frettolosi passi e aggiunge alla sua ricerca delle altre parole-chiave: non a pagamento. Perché l’amore è amore vero quando è puro, anche verso i propri innamorati fatti di carta e tutto il resto è prostituzione per soldi. Lo scrittore si mette così il cuore in pace, sperando di evitare le stesse situazioni spiacevoli che lo hanno portato a ricevere dei contratti editoriali fasulli, con dei prezzi da capogiro (ma i libri li fanno di carta o d’oro e intarsiati d’avorio?).

Lo scrittore è una bestia fulminea, impulsiva e sensoriale: mette piede nel sito di una casa editrice casuale (il nome lo ispira, gli garba), entra nella home come un tornado selvaggio, assaggia, tasta, annusa e lecca velocemente tutto ciò che lo circonda, per cercare di capire se il suo lavoro possa rientrare nella linea editoriale della casa. In caso negativo, maledice il mondo intero, borbottando fra sé e sé: «Dannati inetti!». Spesso, comunque, lo scrittore manda il suo lavoro anche se non è compatibile. Si ritiene al di sopra di tutte quelle centinaia di collane incomprensibili, neanche divise per genere. Le Snuffe, Gli Spruzzi, I Lampi, Le Sbagascione, I Friffi. Lo scrittore si lascia prendere dal panico e pensa: «Beh, pubblicano talmente tanto schifo che ce la farò pure io ad inserirmi». In caso positivo, il soggetto si agita urlando: «A me i contatti per i manoscritti! A me!».  E qui anche i documentari migliori si fermano e non si addentrano oltre, perché tutto ciò che accade successivamente passa nell’ambito dello psicodramma.

Lo scrittore si confronta con le regole ferree e quasi rituali che l’editore impone a tutti quegli sventurati che vogliano inviare i loro manoscritti e, allo stesso tempo, mette in discussione anche se stesso, intimamente. «Sarò all’altezza? Avrò disseminato qualche errore di battitura? Ho usato il Times New Roman o il Comic Sans?». Solitamente, nella stessa sezione dei contatti è inserita anche una commovente e ben elaborata lettera agli esordienti, che, immancabilmente, lo scrittore equivoca e si sente minacciato.

Tra quelle dolci parole di incoraggiamento, in realtà, si odono riecheggiare delle voci tenebrose, che sussurrano cose tremende: «Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate!».

A questo punto, lo scrittore si lancia sul ring, caldo e agitato, pronto ad affrontare tutte le richieste per l’invio dei propri lavori:

1- Inviare, per prima cosa, un estratto di almeno 300.000 battute. Dopo un minimo di due inverni e di otto lune, l’autore potrà sapere se è il caso di inviare le restanti 150 battute (spazi inclusi).

2- Ricordarsi di indicare tutte le proprie generalità (nome, cognome, classe, data, indirizzo della casa della nonna, codice fiscale dello zio d’America, numero di tatuaggi…) nella mail, sulla prima pagina del manoscritto, sull’ultima, ad intervalli regolari di dieci pagine all’interno e sul proprio corpo (prioritariamente le natiche), allegando alla mail una fotografia dimostrativa.

3- Non si accettano i banali formati di Word o i Pdf. Solo rtf, txt, odt, cbp, cccp, urss, xd, xxx e lol.

4- Allegare anche un curriculum artistico, una breve biografia dell’autore, una sinossi dell’opera (niente spoiler, grazie), un commento esegetico e filologico della stessa e un documento che attesti di aver ricevuto almeno un Premio Nobel.

5- In caso nei prossimi anni non ci dovessimo più fare vivi, sappia, gentile autore, che la sua opera è stata rifiutata. Non le verrà restituita, in nessun caso. La bruceremo, la impaleremo, la stigmatizzeremo, ci salteremo sopra e al bar rideremo con gli amici di quanto fosse davvero brutta.

Se l’autore riesce ad uscire indenne e sano psicologicamente da questa tribale prova estenuante, allora può serenamente inviare il proprio lavoro, mettersi comodo, farsi un caffè, rivedere tutte le stagioni di LOST  e aspettare, aspettare, aspettare, aspettare…

snoopy_che-partenza_inserito

Annunci
1 commento
  1. Jessica Servidio ha detto:

    Dopo l’iniziale “trauma” si diventa impassibili: alla freddezza, all’attesa, alle proposte con “contributi volontari”, a tutto. E si continua a scrivere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: