TV Rain e la paura del web in Russia

Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia non è mancato il tema dell’informazione e dei media indipendenti in Russia. A discutere dell’argomento, quattro relatori, come si suol dire, con le mani in pasta nella questione: Zygmunt Dzieciolowski, giornalista e documentarista, Mikhail Zygar e Tikhon Dzyadko, rispettivamente direttore e vicedirettore di TV Rain, e Karén Shainyan, per Slon, importante testata online russa sull’economia. L’incontro aveva come titolo Il caso di TV Rain e quindi è stato Mikhail Zygar a dare il via alla conferenza. TV Rain (Dozhd) ha la sua base centrale a Mosca ed è un canale d’informazione televisiva attualmente sottoposto a continui attacchi politici e censure. Ormai oscurato da quasi tutti i fornitori di servizi via cavo, continua a sopravvivere attraverso le trasmissioni sul web. Perché? I programmi di TV Rain sono comparsi in onda per la prima volta nel 2010: al contrario di quanto si possa pensare, la richiesta di un’informazione giornalistica imparziale, completa e rigorosa era forte. Lo stesso Dzyadko afferma che nel loro lavoro iniziale non c’era nulla di eccezionalmente eroico, solo la ricerca della verità.

Gli stessi spettatori di TV Rain hanno la tendenza a preferire i programmi che trasmettono servizi o dibattiti in diretta, sui quali la possibilità di manipolazione o falsificazione è drasticamente ridotta. L’abitudine in Russia ad intervenire sulle notizie registrate è diffusa. Il canale è stato oscurato lo scorso gennaio a causa di un particolare sondaggio sull’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale. La città si sarebbe dovuta arrendere, evitando così il massacro dei cittadini, o no?, questa era la domanda ed è diventata rapidamente una questione di stato, portando il canale alla chiusura e sull’orlo del fallimento. Tutti i fornitori di servizi via cavo o satellitari che hanno escluso TV Rain si sono pubblicamente dichiarati offesi dal sondaggio, ma poi privatamente hanno confessato le pressioni subite dal Cremlino. Questa censura massiccia ha comportato al canale la perdita del 90% dell’audience e il fallimento completo è stato evitato da una campagna di raccolta fondi.

Nonostante l’interessamento degli spettatori, i cittadini russi disposti a lottare per un’informazione pulita sono comunque una minoranza. Mikhail Zygar racconta di come i suoi colleghi siano costantemente sottoposti, anche dagli stessi familiari, a pressioni psicologiche, minacce ed esclusioni. L’informazione è ancora fortemente sentita come un sinonimo di propaganda e di parzialità. Il giornalismo in Russia deve essere schierato o viene accusato di tradimento e sedizione. Anche le leggi sui media e sui canali di comunicazione non si stanno muovendo verso l’indipendenza. I blog, ad esempio, sono entrati di recente nel mirino della censura di Putin. Se fino a qualche anno fa le notizie che giravano attraverso il web rimanevano di nicchia, in sordina, ora è impossibile non notare il ruolo da protagonisti che hanno i blogger più in vista. In virtù di questo potere, i blog più letti in Russia sono destinati ad essere equiparati ai media tradizionali, con tutte le conseguenze del caso. I blog con più di 3000 lettori (non è ancora stato chiarito il metodo di conteggio) saranno sottoposti agli stessi obblighi delle testate giornalistiche. Si tratta di una serie di provvedimenti previsti dal pacchetto antiterrorismoche va a colpire anche i social network.

Il Servizio Federale per il controllo nell’ambito delle comunicazioni procederà all’identificazione dei vari blog, esaminandoli, inserendoli in un registro (privandone l’anonimato) e sottoponendoli a delle restrizioni sui contenuti e sulla diffusione. Le piattaforme di blogging e i social network che non dovessero fornire i dati dei blogger interessati, verrebbero multati e bloccati. Dietro a questa proposta di legge c’è anche Andrei Lugovoj, accusato dalla procura della Gran Bretagna dell’omicidio di Aleksandr Litvinenko. Grazie a questo pacchetto antiterrorismo, lo scorso 13 marzo è stato oscurato il blog di Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa e questo caso particolare ci permette di comprendere meglio il funzionamento dei meccanismi di censura. Pavel Durov, il giovane fondatore di Vkontakte, il social network più popolare in Russia, il 16 aprile ha diffuso pubblicamente una lettera inviatagli dalla procura generale, con la quale gli si ordinava di bloccare sul social la pagina dedicata alle attività di Navalny. Durov si è rifiutato di cedere alla censura politica.

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