Reato d’opinione, sono onorato

La libertà nella manifestazione del proprio pensiero è uno dei diritti imprescindibili tutelati dagli ordinamenti democratici. L’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dice: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere, e l’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana non è da meno: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Questo articolo ha sostituito quello precedente dello Statuto Albertino, che a bassa voce borbottava: La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Quel sarà così vago dà l’idea di una tremolante concessione e quel ma una legge ne reprime gli abusi sa tanto di memoria orwelliana: Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Certo è che nei termini della giurisprudenza e delle norme tutto appare un po’ più freddo e lontano. Forse è perché siamo affetti da una grande nostalgia, quasi inguaribile, che ci riporta indietro alla spontaneità che avevamo da bambini, quando la libertà e la ricerca della felicità sembravano lì dietro l’angolo. Mi è capitato di confrontarmi con dei bambini delle scuole elementari, per il 25 aprile, e di parlare con loro della libertà. Con i più piccoli tutto sembra ovvio, giusto, naturale, semplice e per loro la libertà di parola è inattaccabile. Hanno imparato da poco a parlare e a scrivere e non conoscono limiti alla sincerità. Eppure, già litigano per avere ragione, perché non vogliono ascoltare o perché la mia idea di libertà è più bella della tua!. La verità ti fa male, lo so, cantava all’epoca Caterina Caselli, e a me ora viene da dire, ironicamente, La libertà ti fa male, lo so. La libertà, sarà banale dirlo, è una delle più forti armi a doppio taglio.

È un boomerang: lo lanci e ti torna indietro, a volte in testa. La libertà d’opinione fa andare avanti il mondo e non parlo di quelle ibride e dubbie figure che sono i moderni opinionisti, ma mi riferisco al vero e proprio senso della parola opinione, cioè una conoscenza incerta opposta alla conoscenza scientifica. Per l’appunto, escludendo gli argomenti scientifici e storicamente certi (anche qui, comunque, non sarei così rigida), le opinioni possono e devono esistere per qualsiasi tematica, perché la verità e il dibattito non sono prerogative di nessuno, ma un diritto di tutti. Parlare così alla leggera della bellezza della libertà, delle opinioni e della libertà di parola spesso crea in me un certo imbarazzo, un disagio, proprio perché di nuovo mi sento ingenua come una bambina, che non tiene conto dei limiti che le cose belle hanno. Le opinioni sono sempre libere? Dalla teoria alla pratica il salto nel vuoto è grande e le crepe si fanno sentire. Il comma 6 dell’articolo 21 dice: Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. È un’aggiunta che fu fortemente voluta dalla Chiesa Cattolica e sottoscritta da Togliatti, in vista del compromesso storico. Ma lasciamo stare per un attimo il buon costume (fiumi e fiumi di discussioni al riguardo), che ogni tanto così male non fa, e spostiamoci su un caso concreto e recente, cioè quello dello scrittore Erri De Luca. La procura di Torino lo ha iscritto nel registro degli indagati per le sue dichiarazioni provocatorie sulla TAV. il reato in questione è l’istigazione a delinquere e al sabotaggio, ma De Luca ci ricorda che esiste il reato d’opinione, malcelato sotto altre accuse. Lo scrittore, da anni ormai attivamente contrario alla TAV, ha auspicato il sabotaggio. Le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti, ha detto e poi ha concluso, con un bell’affondo, Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.

Parole pesanti, certo, quasi come sassi, ma che sassi veri e propri non sono. Dice il Pm Padalino: Le parole di De Luca non rappresentano una semplice opinione, ma hanno avuto un effetto dinamico, in quanto hanno scatenato dirette conseguenze sugli avvenimenti che le hanno seguite e ha qualcosa di magico e mistico questa affermazione, perché fa pensare al rapporto segreto che lega l’artificio delle parole alla realtà e che dalla notte dei tempi l’uomo ha sempre cercato di controllare, con formule magiche, nenie, filastrocche e codici segreti. Erri De Luca, stando almeno alle accuse che gli vengono rivolte, ci sarebbe riuscito davvero a cambiare gli eventi con la sola forza delle parole. A me risulta difficile limitare le azioni NO TAV, innumerevoli e continue come un fiume in piena, all’unica provocazione di uno scrittore. Sta di fatto che è stato accusato di istigazione al sabotaggio, ma lui afferma, cambiando le carte in tavola: Reato d’opinione, sono onorato. Per uno scrittore il reato d’opinione è un onore, perché le parole che ha lanciato, sempre per ritornare sui sassi, non sono finite silenziosamente sul fondo dello stagno, ma hanno creato delle onde che sono andate a punzecchiare qualche ranocchio sonnacchioso. Diceva Girolamo Ragusa Moleti, uno degli scapigliati: La letteratura ha il diritto/dovere di salire in soffitta, di scendere nei tuguri, di entrare nelle galere, nei manicomi, nelle caserme, di andare in campagna […], per chiedere a gran voce un po’ di giustizia. Insomma, le parole e le opinioni non sono un pranzo di gala. Soprattutto, poi, se risultano scomode, graffianti e pronunciate non nell’anonimato, ma dalla voce forte e tonante degli scrittori, cioè di chi ha fatto della letteratura e del linguaggio una chiave alternativa per vivere la realtà attorno a noi. Andiamo oltre e indaghiamo il significato della parola sabotaggio. Dal francese sabotage, dal verbo saboter, da sabot, zoccoli usati dagli operai nelle proteste per bloccare e rompere i macchinari. Zoccoli, pezzi di legno, calzature povere, usati simbolicamente per danneggiare i soli macchinari in un mondo dove già le armi e le guerre dei potenti stavano assumendo i connotati disumani e paradossali di oggi, accostabili alle cesoie per tagliare le reti. Il sabotaggio non mira alle persone, ma agli strumenti, crea danno e disagio, non dolore. La stessa cosa non si può dire delle repressioni ai NO TAV attuate dalle forze dell’ordine. Se l’opinione e la libertà di parola sono dei diritti intrattabili, come piace a tutti dire, Erri De Luca di che cosa è accusato? Ricadiamo forse in un caso di abuso del politically correct, che ha annusato nelle dichiarazioni dello scrittore un attacco al buon costume? Il 9 giugno è arrivata la notizia: dopo il primo rinvio dell’udienza preliminare, Erri De Luca è stato rinviato a giudizio. Ciò significa che verrà comunque processato per istigazione a delinquere e l’udienza inizierà il 28 gennaio 2015. Lo scrittore ha commentato la decisione del giudice con un breve status su Facebook, che non lascia spazio a dubbi: Mi processeranno a gennaio. Mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare. Vogliono censurare penalmente la libertà di parola. Processarne uno per scoraggiarne cento: questa tecnica che si applica a me vuole ammutolire. E’ un silenziatore e va disarmato». A quanto pare, non è solamente il caso di Erri De Luca a far sorgere dei dubbi sull’effettivo rispetto della libertà di opinione. Da qualche mese è stato reso pubblico un rapporto redatto da Frank La Rue, Relatore Speciale dell’Onu, in seguito alla sua visita del novembre 2013 in Italia per verificare lo stato della libertà di stampa e d’opinione e della situazione lavorativa dei giornalisti. Il rapporto non fornisce un quadro propriamente roseo dell’Italia: l’Onu ha richiesto azioni drastiche e immediate, a cui le istituzioni hanno risposto solo in parte con un nuovo disegno di legge, che non è del tutto in linea con gli standard internazionali.

Scandalosa, poi, la situazione dei giornalisti, soprattutto dei freelance, sottopagati e costantemente sottoposti a minacce non condannate. Per uscire dal panorama prettamente italiano, non c’è bisogno di andare troppo indietro nel tempo per trovare altri casi di scrittori processati e limitati per le loro opinioni. Abbiamo in caso dello scrittore e giornalista cinese Huang Xiaomin, che è stato arrestato per aver fotografato e scritto di una manifestazione a favore di Huang Qi, altro dissidente e blogger per la difesa dei diritti umani, anche lui detenuto per le sue idee. Altro caso eclatante e forse più conosciuto è quello dello scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, processato per aver riconosciuto durante un’intervista il genocidio degli armeni e dei curdi, argomento tabù in Turchia. È imputato di lesa turchità. Solitamente, quando mi ritrovo a parlare di uno scrittore, ho l’abitudine di concludere il discorso citando proprio le sue parole, perché è in quei pensieri, in quelle virgole, in quella cadenza lenta e posata che si ha solo quando si leggono le frasi degli altri che sta tutta la genuinità e la sincerità di un autore.

Anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si arrende, che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio, incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta. Invincibili sono tutti coloro che hanno eredito l’ostinazione di don Chisciotte. Invincibili sono, per esempio, i migranti, uomini e donne che attraversano il mondo a piedi per raggiungerci e non si fanno fermare da nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione, da nessuna legge, da nessun annegamento, perché li muove la disperazione e vanno a piedi.

 

 

 

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