Le ragazze in rosso per difendere la vita

-Dal mio articolo scritto per il 25 novembre uscito sul quotidiano Bresciaoggi-.

La pioggia e il freddo non hanno fermato il corteo organizzato in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, portato avanti dal bisogno di decine di donne e uomini di sostenere la causa e di far sentire la propria voce. Tra le sciarpe, le giacche e le bandiere rosse, indossate dai manifestanti per tingere le vie del centro con il colore dell’amore, molti visi giovani, di ragazze e ragazzi che hanno scelto di non rimanere indifferenti. I giovanissimi presenti accusano i loro coetanei di un preoccupante disinteresse generale, che porta alla rassegnata accettazione di ogni ingiustizia.

«Questa giornata non dovrebbe proprio esistere. Finchè ci sarà una ricorrenza apposta, significa che ci sarà ancora violenza. Il rispetto dovrebbe essere una cosa naturale, alla base di ogni relazione», dicono Ilaria e Mirella, 16 anni entrambe, avvolte nella bandiera rossa della Rete degli Studenti Medi di Brescia, una delle tante associazioni che hanno aderito alla giornata e al corteo. «Siamo fiere di essere donne. Vogliamo vivere la nostra femminilità senza paura, c’è un grande bisogno di educazione al riguardo, per impedire la discriminazione. Un’educazione non solo rivolta alle ragazze, ma anche e soprattutto ai ragazzi».

Purtroppo, la partecipazione maschile alla giornata non ha raggiunto un livello confortante. Se le più giovani sono particolarmente toccate e interessate dalla tematica, lo stesso non si può dire delle loro controparti maschili, che ancora latitano e non riescono ad inserirsi attivamente nella lotta alla disparità di genere. Tra le tante ragazze, erano infatti pochi i ragazzi presenti, per lo più in disparte, ad assistere alla manifestazione come spettatori. «I ragazzi spesso tendono a sminuire l’argomento, a riderci sopra, ad interessarsi solo quando accade qualcosa di davvero tragico», dice Giulia, 19 anni. «C’è un grosso equivoco alla base del disinteresse degli uomini verso questo problema, il femminismo viene visto come una scusante che permette alle donne di essere superiori e di odiare il genere maschile in generale. Non è così», spiega ancora Mirella.

Andrea, 18 anni, è uno dei ragazzi più giovani presenti al corteo, ha sfilato insieme alle sue compagne con una fascia rossa tra i capelli, alzando insieme agli altri partecipanti la sua voce per far sentire lo slogan “Se è violento, non è amore”. «Questa giornata dovrebbe essere valida per 365 giorni all’anno, non solo per uno. Siamo ancora intrappolati in una logica sessista di stampo medievale. Ormai quasi il femminicidio non fa più notizia. Bisogna anche cercare di evitare la strumentalizzazione della violenza per scopi politici», dice Andrea.

Il tema della violenza di genere apre le porte a riflessioni più ampie, che toccano anche i temi della discriminazione nei confronti di persone omosessuali o transgender. «Donne non si nasce, si diventa», dice Ilaria, citando Simone de Beauvoir, «E’ giusto parlare di violenza sulle donne, ma bisogna riferirsi davvero a tutte le donne, includendo anche chi non si ritrova nella sua sessualità biologica maschile e mentalmente, spiritualmente si sente donna», afferma Mirella.

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