L’arte del rimorchio (e dello stupro)

Avete presente la pagina Facebook “BOOM. Sei stato friendzoned”? Esilarante, no? L’immagine di ragazza tipo che ne viene fuori è quella di una sfiziosetta torturatrice che sfrutta gli uomini con il potere della seduzione, senza mai però concedersi e fulminando il povero sventurato con la fatidica frase “Scusa, ti vedo solo come un amico”. E in effetti, sembra proprio essere così, se non fosse che qualche tempo fa ho riconsiderato la mia idea sul concetto di friendzone, grazie a Harry Potter. O meglio, grazie all’attore di Harry, Daniel Radcliffe, con quel suoi faccino che in molti abbiamo finito per odiare. Intervistato da BuzzFeed sulla sua nuova commedia romantica, What If, in cui il buon Daniel si innamora di una ragazza impegnata, si è espresso sulla friendzone. «Have you ever heard a girl say she’s in the friend zone? […] I definitely think the idea of friendzone is just men going “This woman won’t have sex with me”».

E lì ho davvero capito il fatto che la friendzone, seppur divertente e caricaturale, è l’ennesima invenzione maschile per giustificare se stessi e attaccare le donne. Perché per loro tutta l’esistenza ruota, in modo più o meno velato, attorno alla costante affermazione della loro virilità. E ne fanno una questione di orgoglio, di vitale importanza e questo li rende automaticamente pericolosi. Quando una donna non ottiene il sesso o l’amore che desidera (e non è vero che le ragazze non vengono mai rifiutate. In media però si può dire che sanno giocare meglio le loro carte), non ne fa un problema di stato. L’uomo, invece, sì e si sente ferito nel suo animo di maschio alfa infallibile. Nel migliore dei casi si inventa la friendzone e dichiara guerra alle donne non disposte a stare con lui, nel peggiore può arrivare ad uccidere, violentare, stalkerare, molestare o deturpare. In un mondo come questo, che ti mette alla prova, è sufficientemente stronzo ed è sempre più declinato al femminile, i maschi non si sentono più del tutto a loro agio. Qualcosa è andato maledettamente storto nei loro piani, ma che cosa? Forse l’emancipazione sessuale, sociale e culturale delle donne (è dura avere un capo donna o una compagna più intelligente), forse il fatto che l’evoluzione, nel bene e nel male, abbia tolto loro di mano la clava e ci abbia messo un joystick o un qualche altro oggetto di lusso, rendendoli senza dubbio più sensibili, ma anche più rammolliti e mammoni. La donna, paziente e lungimirante dalla notte dei tempi, è esplosa, lanciando all’esterno le potenzialità che sempre nel passato ha dovuto nascondere, l’uomo è collassato, ha perso i suoi capisaldi e la sua forza, si è adagiato sulla poltrona e ha dovuto affrontare dei cambiamenti sconvolgenti: per tutta una serie di nuove coordinate sociali ed etiche, non potrà più cercare moglie tra le minorenni (ti piace vincere facile?), lo stupro e la violenza non sono più accettabili e probabilmente la sua compagna sarà sveglia, indipendente, acculturata, lavoratrice e non vorrà più stare solo in cucina. Un incubo, insomma.

Ohibò, e ora che si fa? Come si riconquista la propria dignità da masculo? Come si seduce una donna dotata di raziocinio e buon senso? Come si esce dalla condizione di imbranato disadattato del XXI secolo, al quale il karma della parità dei sessi sta facendo pagare secoli di sottomissione, di violenze e di terrore? Basta chiedere una mano a Julien Blanc, il pick-up artist, cioè l’artista del rimorchio. Perché quando una ragazza è brava ad attrarre è una poco di buono, quando lo è un uomo è un artista. Julien è un venticinquenne americano di origine svizzera che lavora per una società di Los Angeles chiamata Real Social Dynamic, che fa i soldoni organizzando dei corsi per insegnare agli uomini come sedurre le donne. Julien a quanto pare è il più bravo della classe, perché è proprio un leader nel settore e una sua lezione dal vivo si paga la modica cifra di 250 dollari. E ai suoi eventi c’è quasi sempre il tutto esaurito. Il problema è che nel suo manuale per essere un bravo pick-up artist si legge una vera apologia dello stupro, dove la coercizione fisica la fa da padrona e la violenza e l’inganno sono elogiati. Su Real Time, tempo fa, girava la serie Il mio grosso grasso matrimonio gipsy, tutta incentrata sulle esose e poco sobrie tradizioni matrimoniali nelle culture nomadi. Per gli uomini gipsy il corteggiamento è molto semplice e rapido: si acchiappa una ragazza e con violenza la si palpeggia e la si bacia, anche contro il suo volere. Per Julien Blanc, con il suo bel faccino pulito, il discorso non è tanto diverso. In un raggio di buon senso, il Regno Unito, l’Australia, il Canada e il Brasile hanno rifiutato di accettare i tour educativi di Blanc, anche grazie alle numerose petizioni presentate (soprattutto da donne).

Però, è ovvio che qualcosa ci è sfuggito. «La cosa più preoccupante non è Julien Blanc, ma sono tutti quelli che si iscrivono ai seminari», dice un anonimo nel commentare l’articolo de Il Post su questa vicenda, e ha ragione. I suoi seguaci sono tutti degli uomini con difficoltà a relazionarsi? Possiamo presupporre che lo siano davvero, se sono disposti a sborsare fino a 250 dollari per farsi insegnare da uno svizzero delle tecniche di seduzione. Sono tutti dei potenziali stupratori con inclinazioni misogine? Non credo, molti di loro potrebbero essere dei ragazzi del tutto normali e pacifici, che ridono alle battute sessiste di Julien Blanc come se fossero con gli amici al bar. Proprio perché questo genere di conversazione amichevole maschile per loro non è una novità, come non suona male alle loro orecchie l’uso di insulti a sfondo sessuale o la visione della donna come una preda. Senza cattiveria, ascoltano incantati i consigli del cacciatore sul tipo di trappole da piazzare e su come stendere la malcapitata una volta catturata, sperando così di trovare magari anche l’amore della loro vita. Blanc, a ben vedere, ha scoperto così la gallina dalle uova d’oro e tutto ciò che insegna, seppur discutibile e ignobile, è per lui unicamente una fonte di soldi facili. È solo la punta di un iceberg molto più consistente e profondo, che ha le sue radici nell’educazione e nell’ansia di vivere in un mondo dove le relazioni umane vere sono diventate sempre più lontane e intricate.

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13 commenti
  1. “è l’ennesima invenzione maschile per giustificare se stessi e attaccare le donne”
    ” Perché per loro tutta l’esistenza ruota, in modo più o meno velato, attorno alla costante affermazione della loro virilità”

    Non trovi di aver generalizzato un po’ troppo? Non trovi di aver ragionato per stereotipi?
    Non trovi che dire “tutti gli uomini sono cattivi” (no, non lo dici, ma il senso è quello), è come dire “tutto le donne sono troie e cretine?”
    Quando la smetteremo di ragionare per stereotipi?
    Davvero, basta.
    Non è perché hai la figa che ti meriti il rispetto o i diritti.
    Te li meriti perché sei un essere umano.
    E ovviamente, non è perché ho il cazzo che devo portarti rispetto.
    Ti devo rispetto perché, mi ripeto, sei un essere umano.

    E invece, oggi, nel 2014, mi tocca leggere un post (ben scritto eh) pieno di stereotipi sugli uomini, che sono brutti, che pensano solo a scopare, che se non gliela dai, automaticamente ti stuprano o si inventano la friendzone per offenderti.
    E invece, le donne – per te – sono quelle fighe, quelle che “Quando una donna non ottiene il sesso o l’amore che desidera (e non è vero che le ragazze non vengono mai rifiutate. In media però si può dire che sanno giocare meglio le loro carte), non ne fa un problema di stato”: ahahahahah, ma ti prego!
    Tipo che una tizia che conosco ha bruciato la casa di un tizio proprio perché era stata rifiutata.
    Insomma, se uno è cretino/a, è cretino a prescindere da cosa ha in mezzo dalla gambe.

    E ovvio, condanno ogni forma di violenza. Anche la tua, che generalizzi come il peggio dei maschilisti.

    • Allora, una cosa rapida:

      -Merito rispetto e diritti perché ho la figa? Sì, se ti devo dire la verità, e se noi donne siamo ancora qui a chiederli forse è perché non sono ancora stati ottenuti. E questo lo dico perché anche solo quarant’anni fa, nonostante siamo tutti degli “esseri umani” in primo luogo, come dici tu, il mio avere la figa rappresentava un bell’ostacolo e una anche notevole fonte di problemi, che, anche se in maniera più ridotta, si trascinano ancora oggi, proprio a causa di chi ha il cazzo.

      -Tanto per mostrarti il mio vero (e non sarcastico) pensiero sulla parità di genere, ti copio una frase che scrissi in un altro post: “Quando si parla di una lotta per contrastare la violenza sulle donne, gli uomini devono essere al nostro fianco. L’odio incondizionato verso il sesso maschile non è la risposta. Non tutti sono uomini che odiano le donne e dobbiamo avere la forza e l’intelligenza di parlare con loro e di coinvolgerli nelle nostre rivendicazioni quotidiane”. Non ho odio, non ho pregiudizi, non ho “sessismo al contrario”. In questo caso, ho parlato riferendomi alla categoria maschile che poi effettivamente si ritrova a pendere dalle labbra di Blanc o che ancora vive la questione della parità di genere come un peso o una cosa su cui riderci e basta. Se non ti ritrovi in questo ritratto, meglio così. Chiamasi ironia la mia, e il sarcasmo non regge nei post se non si cerca di intavolare un discorso per sommi capi. Poi ci sono mille sfumature ed è vero, ma non rientravano nello scopo del mio post.

      -Ah, la ragazza del tuo esempio è semplicemente una psicopatica malata, non credo possa fare testo. Per vedere davvero bene a che cosa mi sto riferendo, ti basta accedere un telegiornale o leggere un qualsiasi quotidiano. Ecco, nei casi di uxoricidi, femminicidi, violenze, stupri, attacchi alla famiglia, omicidi-suicidi commessi tutti da uomini, non si parla di malattie mentali, ma di “questioni di onore”. E ricordiamo, così di striscio, che la giustificazione al delitto d’onore in Italia è stata abrogata solo nel 1981.

      -Ti cederei per un giorno il mio corpo di donna per farti capire delle cose che un maschio mai e poi mai potrà capire.

      -Uso stereotipi sugli uomini? Impegnatevi voi per distruggerli, perché fino ad adesso non ho visto grandi cambiamenti. All’ultima manifestazione del 25 novembre contro la violenza sulle donne ho visto tante, ma tante fighe. E nel senso che per ora solo le portatrici di vagina si interessano davvero alla parità di genere. Vi danno fastidio le nostre generalizzazioni? Smentiteci, ne saremo solo contente.

      • Lei commenta in modo intelligente un’immagine stupida. Sono d’accordo anche io con lei, ma non dice nulla di opposto a quanto ho detto io. Il fatto che tu la pensi come lei non mi sta a significare nulla, scusa.

      • E non è neanche un commento in generale al 25 novembre il suo, ma solo relativo ad una campagna fatta male. Del tutto condivisibile il suo pensiero, infatti io ho detto “uomini al nostro fianco”, non “uomini, difendeteci”. Cioè, boh, cose a caso.

      • Ma io sono al tuo fianco perché sei un persona. Non perché sei una donna. E’ il vaginacentrismo che m’inquieta (come m’inquieta il penecentrismo, ovvio)

      • Guarda, a livello teorico io sono perfettamente d’accordo con questo discorso. E’ a livello pratico che mi lascia perplessa. Qui non c’è una pretesa di vaginacentrismo e non credo neanche che esista un penecentrismo. Quando una donna subisce uno stupro, non viene violentata in quanto essere umano, ma in quando femmina e quindi considerata in un certo modo e connotata anche in modo dispregiativo. E lo stupratore (o anche lo stalkeratore, il molestatore, il misogino, vedi tu) non agisce da essere umano, ma da uomo dotato di genitali maschili che nei secoli gli hanno sempre consentito una posizione privilegiata. Ecco, questo è il succo.

      • Non so se tu sia ironico o meno, la mia intenzione non era vincere, ma solo spiegarmi. Mi dispiace se hai intravisto nel mio post delle avvisaglie di vaginacentrismo, e mi rendo conto però della difficoltà di rendere davvero giustizia a questo argomento in tutte le sue sfumature. Sono stata comunque soddisfatta del tuo commento, perché mi ha fatto abbastanza riflettere.

      • Oddio, diciamo che pure io parto sempre in gamba tesa 🙂 buona giornata

  2. Eli ha detto:

    Martina, quanto tristezza nelle tue parole. Mi pare di capire che tu non abbia mai conosciuto il vero amore: altrimenti capiresti che cucinare per lui, o lasciare che sia lui ad aprire la portiera e a portare la busta della spesa, non sono imposizioni stupriste, ma semplicemente ciò che viene più naturale. Nell’amore le differenze fra i due sessi si compenetrano alla perfezione; anzi, le differenze fra i due sessi sono state sapientemente poste affinché potesse aver luogo quel miracolo chiamato amore.
    Riguardo Julien e gli stupidi che lo seguono, dici giustamente tu: dei poco di buono. Ci sono fra gli uomini (dongiovanni, maschilisti, molestatori e via dicendo) e fra le donne (sciacquette, femministe etc.) E per le persone poco di buono, uomini e donne che siano, vale sempre l’antico detto: non ti curar di loro, ma guarda e passa. Non lasciare che ti avvelenino il cuore.

    • Io ho trovato l’amore, in verità, e sono anche una grande amante degli uomini che sanno viziare, coccolare e farsi viziare senza metterla su un piano di maschilismo o femminismo, ma solo di puro affetto. Sono in disaccordo con la visione troppo idilliaca delle differenze dei due sessi studiate ad hoc per l’amore: e le coppie omosessuali? E poi, se i maschi e le femmine funzionano anche mentalmente in modo diverso non è certo per dare del materiale alle commedie romantiche.
      Detto ciò, trovo davvero pericolosa l’affermazione “non ti curar di loro, ma guarda e passa”, in riferimento agli uomini “poco di buono”. In quanto donna, non credo di potermi permettere l’indifferenza nei confronti di chi crede ancora nel maschilismo e nella violenza di genere.

      • Eli ha detto:

        Certo, hai ragione. Non intendo certo dire che non dobbiamo difenderci, anzi. Ma per esperienza so che quel tipo di uomini punta a ottenere una reazione violenta, negativa o positiva poco importa. Dunque: difendiamoci, ma cerchiamo anche di mantenere il più possibile la calma e la sicurezza, che per loro è lo smacco più grande. Un po’ come si fa con le finte amiche un po’ perfide: se si perde le calma, si da loro soddisfazione.
        Maschi e le femmine non funzionano in modo diverso per dare del materiale alle commedie romantiche? Certo che no. Ma anche nei sentimenti vediamo che un uomo e una donna, se entrambi di buona volontà, funzionano bene insieme proprio perché sono diversi.

        P.S.: sull’omosessualità, ho avuto diversi pazienti omosessuali e interessarmi al problema fa parte del mio lavoro. Credo che oggi si parli molto di omosessualità, ma non in modo più intelligente che un tempo. Il fatto che ad esempio l’omosessualità si sviluppi in seguito a traumi fa sì che parlare di coppie omosessuali sia molto più complesso di quanto facciano credere le faziosità giornalistiche oggi di moda.

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