We hate Greta and Vanessa!

E questo 2015 è iniziato con una nuova nota triste, proprio con la diffusione del video di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Il corso della storia è simile, in qualche modo, a quello della natura: non tiene conto delle convenzioni umane e delle nostre tradizioni. È come un fiume che scorre imperterrito. Noi possiamo anche fermarci un attimo a brindare, a scambiarci gli auguri per un nuovo anno migliore di quello che se ne va, ma la storia non si ferma mai. Vanessa e Greta in quel video sono magre, pallide, struccate, spaventate, con i capelli coperti. Sembrano quasi due bambine, molto diverse dalle due giovani donne belle e serene che ci mostrano le loro fotografie prima del rapimento. La loro storia, che è entrata di prepotenza nelle attenzioni mediatiche il 31 luglio 2014, ormai è sulla bocca di tutti. Già se ne era parlato ampiamente la scorsa estate, con toni più che accesi e aggressivi. Ora, con la diffusione del video (vero o falso che sia. Già si dubitò del video dell’uccisione di Foley), c’è stato un ritorno di fiamma. Al riguardo sono uscite decine e decine di articoli sulle principali testate giornalistiche e sui relativi siti. C’è chi ha speso ancora parole sulla vita privata delle due ragazze e chi ha colto l’occasione per fare un riassunto della situazione siriana. Insomma, è stato un banchetto giornalistico che ha un po’ cavalcato la cresta dell’onda.

Si può fare una sintesi di quanto successo? Forse è rischioso, dal momento che le sfumature sono molte e altrettanti sono i dettagli da tenere in considerazione, ma proviamoci comunque. Vanessa Marzullo, mediatrice linguistica, 21 anni. Originaria di Bergamo, la sua passione per il mondo arabo l’ha spinta ad approfondire la lingua. È una volontaria dell’Organizzazione Internazionale di Soccorso e si dedica alla Siria dal 2012, tramite la diffusione di notizie in blog e social networks. Greta Ramelli, infermiera, è instancabile: ha 20 anni, è originaria di Gavirate, nel Varesotto. Nel maggio 2011 trascorre 4 mesi in Zambia, lavorando come volontaria. Nel dicembre 2012 trascorre tre settimane a Calcutta, in India, dove fa la volontaria presso Kalighat, e visita progetti di assistenza alla popolazione indiana negli slums. Poi l’impegno per la Siria e l’amicizia con Vanessa. Entrambe erano già state in Siria altre due volte, sempre a portare medicinali, ad offrire aiuto umanitario. L’ultima volta a marzo, in perlustrazione insieme al loro socio Roberto Andervill, con cui hanno fondato il progetto Horryaty, che in arabo significa libertà. Sono partite di nuovo alla volta della Siria il 22 luglio, verso Aleppo. Il 31 luglio avrebbero dovuto avere un collegamento Skype con Silvia Moroni, presidente della Onlus Rose di Damasco, ma le due non erano in linea. Da lì in avanti, il nulla. Tanta incertezza e perplessità. Oltre che molta indignazione. E non per compassione nei loro confronti.

Con la questione di Greta e Vanessa, sono ritornate a galla altre preoccupazioni. E una di queste si chiama Giovanni Lo Porto. Ha 38 anni e dal 19 gennaio del 2012 nessuno ha più avuto sue notizie. Era a Multan, nell’area tribale della regione a cavallo tra Pakistan e Afghanistan. Lavorava per una ong, la tedesca Welt Hunger Hilfe. E non era la prima volta. Neanche la seconda o la terza. Una vita intera passata sugli scenari di grande instabilità politica. Di certo non aveva addosso l’impazienza e l’inesperienza di un cooperante di vent’anni.

Ho un’opinione riguardo alla faccenda delle due cooperanti italiane? Sì, ma non è di questo che vorrei parlare. In breve, nutro una grande ammirazione nei confronti dell’impegno e dell’energia di Greta e Vanessa. Sono delle mosche bianche in mezzo ad una schiera di italiani (non solo giovani) che cercano di giudicare il mondo dalle loro poltrone e che non saprebbero neanche collocare la Siria in una cartina geografica. Detto ciò, il mio rispetto non mi impedisce di avere anche delle riserve e delle critiche. Effettivamente la loro situazione è delicata (anche se non molto differente da quelle degli altri cooperanti italiani e non sequestrati) e ha sollevato un polverone infinito, prima questa estate, quando il fatto era ancora fresco, e poi qualche giorno fa, riaprendo le polemiche. Ma perché? In che termini? Con quali motivazioni? Ma soprattutto, perché le sassate del popolo sono arrivate solo a loro? E non anche a Giovanni Lo Porto? Con questo non voglio dire che se le meriterebbe anche lui, assolutamente, ma vorrei solo sottoporvi un confronto tra le reazioni scatenate dalla vicenda di Lo Porto e quelle provocate dal rapimento delle due ragazze.*

Per quanto riguarda Giovanni Lo Porto, tutto ha inizio, come già detto, il 19 gennaio 2012. Tra poco saranno passati tre anni dalla sua scomparsa. Cercando le notizie originali di quel giorno, appare per primo il sito de Il Fatto Quotidiano, che dà la possibilità ai suoi lettori online di commentare le notizie (scelta che non tutti fanno). Alla notizia del rapimento di Lo Porto in Pakistan non segue nessun commento. Anche sul sito di Repubblica, nulla. Il Giornale, famoso per i suoi accenti cinici e sarcastici su determinati argomenti (se ne parlerà meglio dopo), riporta la notizia con grande timore per le condizioni del cooperante e anche qui non si hanno commenti da parte dei lettori. Anche quando in seguito si riprende l’argomento, o per dare degli aggiornamenti o per richiamare l’attenzione, l’opinione pubblica non si sbilancia mai. Spopolano su Change.org e su altre piattaforme le petizioni per riportare Giovanni a casa. Tra il 2012 e il 2013 accadono diverse cose: la faccenda dei due Marò, l’intensificarsi della crisi, un crescente disprezzo da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana e un incrementarsi della paura del Medio Oriente e degli estremismi islamici. Se già era una consuetudine prima, adesso la prospettiva di portare il pane a casa e di pensare solo ai fatti propri è diventata quasi un imperativo per sopravvivere.

19 gennaio 2014: per l’anniversario dei due anni dal rapimento di Lo Porto, Il Giornale fa uscire un articolo intitolato E di Giovanni Lo Porto nessuno si ricorda più, con toni toccanti e indignati (lo stesso giornale che più avanti tirerà una buona quantità di fango addosso a Vanessa e Greta). E già qui arrivano i commenti, anche se relativamente pochi e contenuti.

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 (Strana come cosa. L’articolo parla proprio di un cooperante andato in terra straniera. In alto a destra si può vedere il link di un altro articolo, scritto da Nino Spirlì, riguardante invece le due cooperanti. Dal titolo, non è difficile intuire quale possa essere il succo di quel pezzo)

Anche l’Huffington Post, ovviamente, parla del caso di Lo Porto. 24 giugno 2013, esce scritto da Daniele Mastrogiacomo un articolo per non dimenticare il rapimento di Giovanni. Nessun commento. 20 marzo 2013, Salvatore Barbera parla dell’hashtag #vogliamogiovannilibero. Nessun commento. Poi arriva un breve pezzo sempre sull’Huffington Post, il primo giorno del 2015, intitolato Quattro italiani sequestrati nel mondo. Nulla di speciale, solo un piccolo post-it di riassunto sul numero degli italiani ancora dispersi per il mondo (si parla anche di padre Paolo dall’Oglio), per fare notizia sull’onda del video delle due ragazze. Infatti si parla ancora di Lo Porto, certo, ma chiaramente vengono citate anche Greta e Vanessa. E per il solo fatto che si tiri in ballo anche la situazione delle due cooperanti, i commenti saltano fuori eccome.

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 (Altri commenti relativi ad un articolo uscito sull’Huffington Post il 6 agosto 2014. Sappiate che cercando un minimo ne potete trovare molti altri. Come se ne possono trovare anche di più moderati o favorevoli. Il mio intento non è quello di far vedere che l’opinione pubblica ha saputo solo scagliarsi contro Vanessa e Greta)

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 (Il Fatto Quotidiano – 6 agosto 2014. Per Lo Porto, giustamente, sono state aperte delle petizioni per farlo tornare a casa. Per Vanessa e Greta si è sentita la necessità di aprirne per cercare di tamponare la marea di insulti)

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(Il Corriere della Sera – 7 agosto 2014. A proposito di insulti, il Corriere della Sera ha dedicato un pezzo al terzo cooperante, Roberto Andervill, che ha chiesto di cessare le offese. Tra i commenti, la musica rimane sempre la stessa. Come si può notare, siamo solo al 7 agosto, è passata appena una settimana dall’avvenimento e l’opinione pubblica già ha provveduto al linciaggio)

7 agosto 2014, Il Giornale fa uscire il primo dei suoi tanti articoli interamente dedicati alla diffamazione di Greta e Vanessa, con il titolo Due italiane rapite in Siria. Altre incoscienti da salvare. Di questi ultimi giorni sono i pezzi Vanessa e Greta, samaritane innamorate del kalashnikov di Fausto Biloslavo e Cooperanti rapite. Ma stiamocene a casa!, pubblicato da Nino Spirlì per Il Giornale sul suo blog. Insomma, una bella caduta di qualità (e di umanità) rispetto alle parole spese per la situazione di Lo Porto. Come ho già detto, la storia delle due cooperanti ha spaccato l’opinione pubblica a metà, tra comprensione e cinica malevolenza, cosa che invece non era accaduta per gli altri italiani sequestrati nel mondo. O meglio, le critiche in alcuni casi provenivano solo da piccole nicchie, anche perché si è sempre trattato di quel genere di notizie che entrano da un orecchio, ronzano nella mente per un attimo, e poi escono quasi subito. Sì, certo, magari a richiamarli alla memoria ci si ricorda dei nomi di tutti gli italiani rapiti all’estero, a spanne. Forse ci si ricorda di qualche volto, di qualche storia, ma già è più difficile tenere in mente le zone dove furono rapiti, le motivazioni, i risvolti. Eppure, ora tutti sembrano sapere, quasi morbosamente, ogni dettaglio della vita e degli impegni sociali delle due ragazze. Si indaga nell’oscuro del loro passato (per quanto possa essere oscuro il passato di due ventenni), delle loro amicizie, per trovare lo scandalo che dia ragione ai pettegolezzi che le dipingono come due estremiste pericolose. E, cosa ancora più grave, questo gioco esasperante è in mano ai giornali, non al “popolo”. L’opinione pubblica fa da coda alle piazzate dei media.

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 Ma perché? La mia idea può anche essere banale, ma credo che non ci sia bisogno di una formula matematica per dare una spiegazione ragionevole. Da una parte c’è stato un radicale aumento di benaltristi dell’ultima ora. Cioè di quelli che, di fronte a determinate questioni politiche e sociali, si esprimono con la fatidica frase: «Ma i problemi sono ben altri!», senza poi argomentare la loro affermazione, semplicemente ipotizzando una lista di vaghe priorità che a loro avviso andrebbero anteposte. Da una parte, come ho già detto, c’è stata di mezzo la faccenda dei Marò, che ha tragicamente portato nei dibattiti più o meno pubblici (soprattutto sulla rete) lo slogan E vogliamo parlare dei Marò?, utilizzato per sminuire qualsiasi altro problema e per dare precedenza assoluta a questi due personaggi. Ma io credo che ci sia dell’altro, in fondo. Sono dell’idea che un accanimento aggressivo e duro come quello che sta colpendo Greta e Vanessa non possa che nascere dalle viscere, da un sentimento “di pancia”, irrazionale. Forse è solo un caso il fatto che la maggior parte degli articoli velenosi o dei commenti offensivi provenga da degli uomini. Forse no. Sarà solo una mia suggestione, ma mi lasciano sempre una certa preoccupazione tutti quei se la sono cercata, se lo meritano, che rimangano là, cazzi loro, perché mi fanno venire in mente le accuse che solitamente (sempre da parte degli uomini) si scagliano contro le ragazze che vengono stuprate. C’è un’aggressività nel definirle delle idiote, delle pazze, delle comunistelle, delle sfigatelle, delle cretine che è allarmante e che non può venire da nessuna motivazione ragionevole. Non conta più il fatto che queste due ragazze, al di là di tutto, siano delle persone piene di energia e interessi, dotate di grande intelligenza e spirito d’iniziativa, informate, attive, pronte anche a partire e a mettersi in gioco, a differenza non solo della maggior parte dei giovanissimi, ma anche della maggioranza degli adulti che le criticano. Salta all’occhio solo il fatto che sono delle ventenni, di sesso femminile, per giunta.

 I giovani in Italia fanno una brutta fine. Da una parte si continua ad accusarli di essere dei pigroni, dall’altra li si bastona quando nella loro giovane età cercano di alzare la testa e di “fare i grandi”. C’è un finto paternalismo davvero stomachevole nei commenti alla vicenda di Greta e Vanessa: loro sono le ragazzotte (o le bimbe) che si sono andate ad impantanare nelle solite cretinate giovanili. Insomma, Avete voluto la bicicletta? Pedalate! (frase al limite della noia, ormai). Ad aggravare quest’odio, secondo me, il fatto che sono due ragazze. C’è un atavico disprezzo nell’uomo per le donne più coraggiose e forti di lui.

 E in questo caso, alla faccia di chi pensa il contrario, Greta e Vanessa, nella loro valorosa ingenuità, si sono dimostrate più forti di tutti i “leoni da tastiera” che spendono il loro tempo a criticarle e infamarle da dietro uno schermo, comodi nel caldo delle loro poltrone.

 * Il numero dei siti di informazione e di testate giornalistiche che ho consultato è limitato, ma si riferisce ai primi risultati di ricerca ottenuti cercando per argomento e per date.

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