Sul perché #VeryBello fa davvero incazzare

verybello

#VeryBello! – Diciamo che il nome è l’ultimo dei suoi problemi. A dire il vero, a me neanche dispiace. Chi lo prende come un’offesa alla credibilità degli italiani o come una punzecchiatura al nostro inglese un po’ maccheronico e tentennante, secondo me ha una grossa coda di paglia. Suvvia, è divertente ed efficace, scherza su una parola italiana che è conosciuta in tutto il mondo, al pari di pizza, mamma mia, spaghetti e vaffanculo. Sto parlando di #VeryBello, l’ultimo giocattolino del web che ha fatto andare fuori di testa la rete.

#VeryBello è il sito lanciato sabato scorso da Dario Franceschini per il MiBACT e l’Expo 2015. Insomma, un “viaggio nella bellezza”, così dicono, negli eventi paralleli all’Expo 2015. Non male l’idea, dai, almeno questo possiamo concederglielo. Non male neanche l’idea di una piattaforma, che, teoricamente, dovrebbe risultare più intuitiva, piacevole, completa e interattiva. #VeryBello di fatto, però, è una bella ciofeca, o almeno così è stato bollato dal web nel giro di pochissime ore dal lancio. E il premio di “Mirtilla Malcontenta” dell’anno (ma anche di sempre, dai) va, manco a dirlo, a Twitter.

Caratteri su caratteri, hashtag su hashtag, battute taglienti su battute taglienti, Franceschini e i suoi soci non devono aver passato un weekend propriamente sereno. Dalle 11:00 di sabato 24 è scoppiato l’inferno: oltre 30.000 tweet con più di 78 milioni di visualizzazioni, quasi 62 tweet al minuto nel momento di picco di domenica, a mezzogiorno. Critiche a palate, per svariate ragioni, e Franceschini non ha taciuto, anzi, si è piuttosto indispettito. «Ma come, non gli va mai bene nulla, a questi?», deve aver pensato. E devo dire che l’ho pensato anche io, per un attimo. Insomma, possibile che non si riescano mai a spendere due parole di lode per qualcosa, sui social network? Solo disprezzo deve esserci, daje?

Sì. Sì, perché #VeryBello le critiche se le merita tutte. #VeryBello è come quel tuo compagno delle superiori al quale la prof aveva detto: «Dai, se mi fai una bella presentazione di questo argomento non ti rimando», e lui aveva avuto il coraggio di presentarsi con un’unica slide di Power Point a sfondo monocromo giallo. #VeryBello è partito già su un terreno rischioso, quello dell’Expo, che fa alzare gli occhi al cielo a molti. Da lì, dal rischio, poteva emergere, fare un bel dito medio a tutti gli scettici e presentarsi come un progetto invidiabile, invece si è tuffato di testa nello schifo, quasi di proposito. Certo, è in beta, ma questa non può essere una giustificazione. Andiamo per punti:

#VeryBello! E poi? Partiamo dal fatto che è un aggregatore. E poi fermiamoci subito, perché non è nient’altro. Una sfilza di eventi messi lì e basta.

E tu chi sei? Non ci sono dei contatti. Non appare neanche il nome dell’agenzia che lo ha progettato (male): Lolaetlabora. Già, non conviene mettere il proprio  marchio su un lavoro del genere.

VerySocial? No, affatto. Condividere un evento è impossibile. Su Twitter pare non funzionare, su Facebook il link condiviso è perfettamente inutile, perché non fa altro che ricondurre alla Home. E un forum? Dei sondaggi? Dei moduli per proporre eventi? Ma va là.

Welcome! Non proprio. Il sito per adesso è solo in italiano. Proprio conciliante per un visitatore non nostrano! Poi, non sono mostrate delle mappe. La cosa più utile da fare, in questi casi, è usare una bella mappa interattiva, per geolocalizzare gli eventi e farli risaltare agli occhi degli utenti. Qui no, ovviamente, ci si affida a Google Maps e si sbagliano pure i nomi delle località (Barzio è diventata Barzo).

Che spreco. Ogni evento è indicato solo con un titolo, la data e il luogo. E se volessi saperne di più? Detto fatto, basta cliccare e appare una striminzita descrizione di due righe. E poi? E poi c’è il pulsante “+”, che ci infonde la speranza di poter ottenere altre notizie, ma che, invece, apre le stesse identiche informazioni, solo con le fotografie e le scritte più grandi. Wow!

Un gombloddo? Non esageriamo, ma alcuni dubbi rimangono. Questi eventi secondo quali criteri sono stati selezionati? Chi li ha scelti? Perché? Quanto è costato il tutto? C’è stato un bando?

E Franceschini, ingenuamente, ha sbandierato anche il suo (piccolo) successo, decantando i 500.000 accessi in 6 ore. In quanto a numeri, non ci siamo. 500.000 accessi, seppure in 6 ore, per un sito del genere rimangono una cifra modesta e la maggior parte appartengono ad utenti che ci hanno fatto un salto solo per poi criticare o per annoiata curiosità. Perché, di fatto, ora come ora il sito è del tutto inutile e inutilizzabile, assomiglia di più ad un progettino scolastico che all’opera di un’agenzia specializzata, pagata più di 35 mila euro (si dice).

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