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Archivio mensile:febbraio 2015

Per un sentimento di pessimismo diffuso si tende sempre a sminuire le peculiarità italiane, esaltando invece le beltà degli altri paesi, soprattutto nel settore culturale. Recenti stime negli USA ci dovrebbero spingere verso un’inversione di tendenza e delle critiche più oggettive: non sono solo i giovani e i giovanissimi italiani a non leggere. Negli Stati Uniti solo il 31% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni legge abitualmente e la cifra è ancora più ridotta se si considerano gli adolescenti dai 15 ai 17 anni. Un calo drastico del 37% rispetto a 4 anni fa. Sarà anche colpa delle attrattive di una società sempre più digitale, ma questa giustificazione si affievolisce se si tiene conto dell’influenza dell’educazione familiare e scolastica sull’abitudine alla lettura

In Italia la situazione è relativamente più positiva e in crescita: i dati Nielsen per AIE, arrivati dalla Fiera del libro per Ragazzi di Bologna, registrano un incremento nella lettura del 4,8% nei piccoli dagli 0 ai 5 anni e del 13% nei ragazzi dai 10 ai 15 anni. Inoltre, un bambino di 8 anni legge di più di un uomo di 30 e i lettori “forti” dai 6 ai 10 anni superano in percentuale quelli della fascia dai 25 ai 34 anni. Insomma, l’Italia che legge è in mano ai giovanissimi, che si avvicinano ai libri proprio nel periodo della loro prima formazione culturale e personale. Attenzione però, la percentuale dei bambini e dei ragazzi che non legge è ancora altissima e una buona parte della colpa ricade proprio sulla famiglia, che non abitua i figli alla lettura.

E’ provato che il 75% dei bambini che leggono per svago lo fanno per abitudini trasmesse dai genitori. Nelle case dove i libri non mancano, anche i più piccoli apprezzano la lettura (ricordiamo un dato preoccupante: 1 famiglia su 10 non possiede libri). Sono quindi fondamentali i momenti di lettura insieme tra genitori e figli, nei quali all’affetto intimo si unisce la condivisione dell’amore per i libri. Altri consigli? E’ buona cosa tornare all’idea del libro come regalo nelle varie ricorrenze, ancora meglio se si tratta di un grande classico da leggere insieme. L’educazione alla lettura si articola in un processo che dura anni e che non si esaurisce nel momento in cui il bambino impara a leggere. Lettori non si nasce, si diventa, e crescere in una casa dove i libri hanno importanza e sono legati a ricordi positivi è sicuramente un primo passo.

Purtroppo non si può più contare solo sull’aiuto della scuola: i fondi e il tempo mancano, i progetti di lettura sono tralasciati e le piccole biblioteche scolastiche vertono in condizioni di grande disagio e incuria. A questa mancanza può supplire la famiglia, riscoprendo insieme ai ragazzi il piacere di un ambiente ricco come quello delle biblioteche comunali o delle librerie.

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http://www.cultora.it/piccoli-lettori-crescono-italia-piu-che-negli-usa/

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Ciao.

Ehi, ciao, dico a te, proprio a te, che sei un uomo. Sei un essere umano di sesso maschile e dalla tua nascita ti sei ritrovato a convivere con il fatto di essere un maschio, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne derivano.

Quindi, partiamo dall’idea che tu, mio lettore, sia un maschio. E magari, così per dire, anche eterosessuale. Diciamocelo, le donne ti piacciono, su questo non hai dubbi. Le donne ti attraggono, sono le tue potenziali partner, per la vita o solo per una notte. L’hai sempre saputo fin da bambino ed è per questo motivo che ti hanno insegnato a tracciare una linea di divisione bella netta tra i maschi e le femmine. Voi di qui, noi di là. E dico “noi”, parlando del genere femminile, perché io invece sono un essere umano di sesso femminile. Sono una donna e ti voglio parlare da donna.

Cosa ne pensi di San Valentino?

Dai, su, possiamo parlarne sinceramente tu ed io. Che tu adesso sia single oppure con il cuore impegnato, non venire a dirmi che una scatola di cioccolatini (o qualche altro gingillo tenero e dolce) per la tua bella del momento non l’hai mai comprata, tutto speranzoso e sicuro di star facendo la cosa giusta. E ti posso assicurare che hai fatto bene, perché, ci posso anche mettere la mano sul fuoco, alla tua ragazza quel pensiero piacque. Magari la imbarazzò un poco, perché lei si era sempre proclamata “quella che a San Valentino non ci crede né ci crederà mai”, ma poi aveva sentito un calore di piacere e di affetto, semplicemente perché l’avevi fatta sentire speciale.

C’è chi ogni anno ha sempre la sua da dire su questa ricorrenza e da una parte anche io sono quella che “a San Valentino, amore, pizza insieme e basta così”. Quando arriva il 14 febbraio, osservo l’eterna battaglia dei sostenitori e dei detrattori e un po’ mi diverto.

Pensa, ci sono anche delle persone che per quest’anno a San Valentino hanno dei programmi un po’ diversi e strani. In molte città del mondo, e magari anche nella tua, si terrà l’One Billion Rising. Sarà una giornata di flash mob, incontri, laboratori ed eventi dedicati al tema della violenza sulle donne.

Già, c’è anche questo aspetto da considerare. Lo so, tu sei un bravo ragazzo, uno di quelli che sa amare, uno di quelli che conosce il rispetto e che le donne non le tocca neanche con un fiore (espressione vecchia come il mondo), ma, nonostante questo, ti sei sicuramente almeno una volta sentito attaccato per il fatto di essere un uomo. Ti hanno detto che siete tutti uguali e che in mente avete una cosa sola. Ti hanno detto che la parità di genere è importante, che le quote rosa sono importanti, che i maschi sono pericolosi e le donne sono tutte vittime. Che noia.

Aspetta, guarda però che sei invitato anche tu, non è un party privato. Non ti chiediamo di combattere per noi, ma CON noi. Ti vogliamo al nostro fianco, perché qui stiamo parlando di parità di genere, non di vendetta femminile.

La bilancia dei sessi è stata maligna non solo con noi donne, ma anche con voi. Se si creano delle vittime, allora ci devono essere anche dei colpevoli. Se si crea un sesso debole, allora deve per forza esistere un sesso forte. Se si creano delle categorie protette, allora ci saranno anche quelle non protette. E tu, uomo, anche se non sei un colpevole, anche se non ti consideri un forte, porti sulle tue spalle tutte le accuse e gli svantaggi dell’essere nato nel tuo sesso, senza neanche poter contare su una protezione. Hai capito di che cosa sto parlando, vero?

Sto parlando di quando da piccolo ti dicevano di “non fare la femminuccia” perché piangere non è da veri uomini, sto parlando di quando avresti voluto dire a tutti che quella commedia romantica a te era piaciuta davvero, ma non l’hai fatto perché ti sentivi strano a farlo, sto parlando di tutti i sentimenti che provi e che sei costretto ad adattare all’etichetta “TRUE MAN”. Insomma, non deve essere facile nemmeno stare nei vostri panni.

E allora perché sono sempre le donne a parlare di lotta di genere? È una domandona. Torniamo un attimo indietro, al 28 ottobre 2014. È una data che di per sé di dice poco, giustamente.

Quel giorno venne pubblicato e diventò subito virale uno dei video più discussi dell’ultimo anno: 10 Hours of Walking in NYC as a Woman (non l’hai mai visto? Prenditi un minuto per dargli un’occhiata). Si tratta di un’idea originale, che però suscitò un diluvio di critiche, anche da parte delle stesse donne. Perché? Perché poteva essere un falso, perché poteva essere stato montato apposta per dare quell’effetto, perché quasi tutti gli uomini inquadrati appartengono ad un certo gruppo etnico, perché lei di fatto non viene toccata, perché è una grossa rottura di palle femminista.

Ad ogni modo, anche io non vado matta per quel video. O meglio, appena mi era capitato di vederlo ero rimasta sconvolta e indignata, poi mi ero data un attimo di tempo per rifletterci di più. A colpirmi invece sono state le decine di video di risposta o di parodia, alcuni decisamente fulminanti e divertenti. Del tipo, Ok, tutto molto giusto, ma guardiamo le cose da diverse prospettive.

È probabile che quel video abbia usato il modo sbagliato (anche se efficace) per parlare di un problema reale. Sarò sincera con te: anche se pure tu hai storto il naso davanti a 10 Hours, io so che sono riuscita ad immedesimarmi molto bene in quella situazione, perché è lo specchio di ciò che ogni ragazza che si ritrova a camminare da sola subisce.

Voglio dire, qui non c’è violenza, non ci sono botte, né stalking di alcun genere. Magari pure a te capita di lanciare un’occhiata più infuocata del solito ad una ragazza davvero bella che incroci per strada o ti è capitato, quella volta che eri un po’ alticcio e in compagnia dei tuoi amici, di fischiare o di esternare ad alta voce dei complimenti spinti. No, questo non ti rende un ragazzo cattivo o pericoloso, ma sappi che, quando io ti incontro mentre sto andando all’università o al lavoro, non so nulla di te.

Non ti conosco, non so quali possono essere le tue intenzioni. Fino a prova contraria, non so se potresti crearmi o no dei problemi. Capisci? Lo so, non riesci a capirmi: vorrei darti la possibilità di vivere per un giorno nel corpo di una ragazza.

Vorrei poterti dire che non c’è nulla di male nel dare della “troia” ad una ragazza che in qualche modo ti ha fatto incazzare. Vorrei poterti dire che non esistono delle categorie protette.

E non sto parlando solo di donne, ma anche di omosessuali, di transgender, di diversamente abili, di membri di una certa religione o etnia. Anche di uomini, perché no. Esistono le vittime vere ed esiste il vittimismo, certo. Io dico che una ragione dovrà pure esserci se un’intera categoria di persone percepisce di essere a rischio e di aver subito numerosi abusi a causa della loro condizione per secoli.

Questo San Valentino quali sono i tuoi programmi? Che tu abbia una donna o meno al tuo fianco, ti invito ad informarti un po’ di più, magari con più sensibilità e obiettività, sulla violenza (anche psicologica e affettiva) che molte donne in tutto il mondo subiscono ogni giorno.

Parlane con la tua ragazza, con una tua amica. Parlane con tua madre o con tua sorella. Sai, non c’è bisogno di essere per forza tragici o noiosi per discutere di argomenti importanti, a volte l’ironia e la tenerezza sono delle armi potentissime, in grado di sbaragliare i petulanti e di interessare anche i più cinici. Se tu in questo momento potessi essere qui con me, vedresti che sto sorridendo: voglio parlare, non litigare. Voglio farti capire il problema della discriminazione di genere esiste ed è grave, non solo per me, ma anche per te e per le persone che ami.

A te, che magari il 14 febbraio non farai nulla, magari invece porterai la tua donna in un posto speciale, regalandole una serata solo per voi due, o magari invece bisticcerai con lei, perché, alla fine, San Valentino è solo un giorno come un altro, voglio chiedere di scendere in piazza per l’One Billion Rising o quanto meno di dare una mano per diffondere questo evento. Non ti chiedo di spogliarti nudo e di emulare le pussy riot, so che non ti sentiresti a tuo agio, ma anche solo spendere cinque minuti per farti un’idea di che cosa sia davvero la violenza di genere può essere un inizio.

Come ti ho già detto, nessuno è escluso, noi vi vogliamo al nostro fianco, in tutti quei piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza. Hai dei figli? A San Valentino inizia ad educarli al rispetto per l’altro.

Se sei arrivato fino a qui, alla conclusione, ti ringrazio per la tua pazienza e ti mando un bacio.

“[…] La cultura non ha prezzo, si usa dire, ma non è proprio così semplice, soprattutto nelle famiglie. Il costo dei libri non viene incontro alle esigenze dei lettori, specialmente per i titoli dei grandi editori. Le esigenze sono cambiate, come anche i ritmi (quanto tempo abbiamo per leggere?), le abitudini e i bisogni ricreativi. I servizi e gli oggetti da acquistare in una famiglia si sono moltiplicati e il libro in quanto tale ha perso punti nella scala delle priorità. Per fare degli esempi, se con 7,5 euro si può andare al cinema, in una libreria si rimane a bocca asciutta; se con 25 euro si può cenare, con la stessa cifra difficilmente si portano a casa anche solo un paio di libri. Con gli ebook il discorso è diverso, a partire dal prezzo. Inoltre, la comodità dell’acquisto online non è indifferente […]”.

Il mio articolo su www.cultora.ithttp://www.cultora.it/?p=2759.

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