Sul perché bisogna smettere di parlare (male) di 50 Sfumature di Grigio

Una cosa è certa: il successo che ha avuto è stato a dir poco planetario. La trilogia è diventata un caso editoriale e il film ha fatto impazzire i botteghini.

Perché? Perché, alla faccia vostra, anche nella cerchia dei conoscenti che frequentate c’è qualcuno che ha apprezzato il prodotto (e dico “prodotto” non a caso), quindi non pensate che dietro al boom della pellicola e dei libri ci siano solo le casalinghe grassocce e insoddisfatte con i bigodini nei capelli e la vestaglia verde acqua. No, i fan di 50 Sfumature sono ovunque e magari voi non siete tra questi solo perché quei libri nemmeno li avete letti. Sì, perché il cancro di questa società sta anche nella cultura del “per sentito dire”, che spesso e volentieri colpisce pure gli integerrimi della controinformazione e del “è tutto un gombloddo, l’opinione comune è solo merda”. Se ancora non ve ne siete accorti, ormai è finito il tempo beato in cui si poteva giocare ai paladini della cultura e del buon gusto in mezzo alla sterminata folla di zombie ‘gnuranti e pecoroni.

Ora siamo noi l’opinione comune, non loro. Loro, che ascoltano Justin Bieber e leggono gli Harmony senza pudore, sono le creature leggendarie di cui ci prendiamo gioco la sera con gli amici. Di fatto frequentiamo persone che se ne lavano le mani e che dicono: «Ah, io no di certo. Io solo Tgcom24, Dostoevskij e haiku a tutte le ore, figurati se leggo quello schifo». Già, non lo leggono e poi lo giudicano.

Io ho letto tutti e tre i libri, così per dire. Dice il saggio “so solo se lo assaggio”. E li ho letti per arrivare alla conclusione che sono delle porcate immonde al limite del ginecologico, intendiamoci, ma non scritti peggio di tante altre uscite editoriali, anzi. E. L. James ce l’ha messa tutta e ce l’ha anche fatta, perché il suo “prodotto” potrà anche non piacere, ma in determinate parti è sorprendentemente scritto bene e anche accattivante.

Il film, allo stesso modo, è stato un successone e non certo grazie, come si è detto, alle sale piene di criticoni seduti lì solo per curiosità. Eh no, il cinema costa, nessuno ci va più se non per vedere un film che aspetta da mesi e mesi. E la gente che ci è andata non era analfabeta o con la terza elementare e probabilmente a sgranocchiarsi i popcorn davanti a Mr. Grey che sculaccia la bella Anastasia c’erano anche degli appassionati di poesia contemporanea russa o degli intenditori di suite di Bach. Senza esagerare, questo è per dire che chi pensa che i fan di 50 shades siano tutti dei sempliciotti dai dubbi gusti sbaglia alla grande. Perché? Siamo davanti ad un caso editoriale sicuramente eclatante perché tira in ballo il sesso, ma, come ho già detto, che non ha nulla di diverso o di peggiore rispetto alle decine di titoli commercialissimi usciti negli ultimi anni.

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In prima fila, la letteratura fantasy è stata stuprata da libri di dubbio valore, tutti uguali. Un buon 90% dei titoli fantasy o pseudo-fantasy che escono ogni anno è un accumulo di “roba” scritta a grandi linee, fotocopiando scenari e protagonisti già noti. Stesso discorso vale per i film di questo genere e le trasposizioni cinematografiche (signori, perché nessuno si indigna davanti ai film di Lo Hobbit? Io ho pianto più che per 50 Sfumature), che la buttano sugli effetti speciali e l’animazione da urlo. Ambientazioni distopiche, personaggi ribelli, colonne sonore epiche, colori cupi, costumi e scenografie un po’ steampunk, si va sul sicuro così, perché è un genere che piace, ti spegne il cervello e ti fa esplodere gli occhi e le orecchie. Anche questa è roba commerciale, eppure nessuno ne fa un caso nazionale lamentandosi della decadenza culturale della società. E i romanzetti drammatici, sdolcinati e psicologici a finale strappalacrime per ragazzi(ni)? Quella è grande letteratura, invece? Da lì sono forse venuti fuori dei capolavori di film? E ne stanno uscendo a raffica, perché anche quello è un genere che non va mai in crisi. Lì nessuno si preoccupa di dire “Ma questa roba è orrenda”?

50 shades non è che il caso più famoso (e forse se è il più famoso è perché è stato il più originale) di tutta una letteratura commerciale che si sta sovrapponendo ai capolavori vecchi e nuovi.

E sono convinta che il termine commerciale neanche abbia più senso. Ed è un male? Secondo me chi rimpiange i bei tempi di Emile Zola si è perso qualcosa di decisamente sostanziale: la letteratura odierna rispetta in gran parte dei canoni e dei gusti prettamente popolari e commerciali, perché ora, grazie al cielo, possono leggere tutti e non solo il figlio del dottore cresciuto a pane e Flaubert. E non è vero che i grandi classici non piacciono più, anzi, potenzialmente il pubblico pronto a capirli e amarli è anche più vasto di un tempo, solo che è controbilanciato da una grande fetta di lettori ai quali di Neruda non importa granché e ne hanno tutto il diritto.

Ed è sempre stato così: anche cent’anni fa c’era chi si dilettava di filosofia e chi aspettava di leggere a lume di candela di mostri e di donnine discinte.

Poi, chi dice che i buoni libri o i bei film non ci sono più, dovrebbe mollare gli hashtag e mettere più spesso piede fuori di casa, magari in direzione di una libreria. Criticare un libro (con quali grandi competenze, poi?) che non si ha neanche mai letto non rende più intelligenti, né più acculturati. Al massimo fa venire il sangue amaro e toglie energie alla voglia di trovare delle nuove letture.

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5 commenti
  1. Sono d’accordo quando dici che per giudicare qualcosa bisogna sapere di cosa si sta parlando. Io per giudicare 50 sfumature l’ho letto, ma solo il primo. E qui infatti non mi trovi d’accordo, perché trovo che sia un libro scritto davvero male, e per nulla originale. La trama è copiata da quella di Twilight, a cui si è aggiunto un po’ di sesso, e neanche così spinto come si vuol far credere. Vogliamo parlare delle 120 giornate di Sodoma del marchese De Sade? Io giudico negativamente tutto il fenomeno intorno alle 50 sfumature perché ritengo che l’unico suo scopo sia quello di fare soldi. E molte delle persone che ho sentito dire “è un libro bellissimo” sono di quelli che non leggevano un libro dal 1984. D’altra parte, sono una di quelle a cui dà fastidio la distinzione tra letteratura “alta” e “bassa”, perché leggo davvero tante cose diverse. Però quando una cosa è scritta male, non c’è niente da fare! Scusa per la risposta chilometrica, sono temi che mi appassionano 😉 Comunque il tuo articolo mi è piaciuto molto. Buona domenica 🙂

    • Ciao! L’hai letto in inglese o in italiano? Ti posso assicurare che per me ha fatto la differenza nel giudicare alcune parti che mi parevano piuttosto ben scritte e anche affascinanti. Per il resto, la letteratura erotica è certamente altro 🙂 Vedi, tu mi citi un libro fantastico, “Le 120 giornate di Sodoma”, ma che purtroppo per la sua datazione, il suo stile e il suo linguaggio non attrae più un certo pubblico “popolare”. Probabilmente anche se fosse stato pubblicato l’altro ieri, con uno stile più attuale, non avrebbe avuto comunque un gran successo, proprio perché i gusti di molti sono diversi e più “leggeri”. Lo scopo di 50 sfumature è di fare soldi? Assolutamente! Ma mi chiedo nel 2015 se davvero ha senso criticare chi scrive per soldi 🙂 (Verga lo faceva!!)

      • L’ho letto in italiano, ma dubito fortemente che sia la traduzione ad avergli fatto perdere il suo valore letterario 😉 Ho citato quel libro perché è un esempio estremo, ma ci sono buoni esempi di letteratura erotica anche tra i contemporanei, per esempio alcuni lavori di Almudena Grandes. Io non critico chi scrive per soldi, se mi pagassero per scrivere sarei la persona piu felice del mondo! Critico chi costruisce intorno a quella che in origine era un fan fiction un intero business basato sulla voglia della gente di dare un aspetto socialmente accettabile alle proprie perversioni o desideri segreti. Il mio giudizio si basa anche su un grande risentimento, perchè un libro del genere ha avuto tutto questo successo quando esistono decine di libri scritti meglio che subiscono un ingiusto anonimato. Ma questa è una considerazione senza seguito, immagino, perché è inevitabile che accada ciò.

      • “Un aspetto socialmente accettabile alle proprie perversioni o desideri segreti”, su questo non mi trovi d’accordo. Cioè, forse non ho ben capito cosa intendi, ma non credo sia così. Poi dici delle cose molto vere e importanti, che sostanzialmente muovevano i miei pensieri fino ad un po’ di tempo fa! 🙂 Poi sono arrivata alla tua conclusione: “Ma questa è una considerazione senza seguito, immagino, perché è inevitabile che accada ciò”, e ho capito che davvero attualmente letterariamente e culturalmente parlando è quasi tautologico che certi libri di altissimo valore e interesse rimangano sconosciuti.

      • Per l’ultima parte, perfettamente d’accordo. Per la prima, beh ognuno la pensa in un modo diverso, e meno male 😉 In ogni caso, discutere di libri è sempre utile e interessante, grazie dell’articolo, che mi ha fatto riflettere!

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