J. K. Rowling: the perks of being a failure

Se solo non sembrasse troppo simile al titolo del best-seller di Stephen Chbosky, la scrittrice JK Rowling avrebbe potuto intitolare il suo nuovo libro “The perks of being a failure”. In uscita in Inghilterra il 14 aprile “Very Good Lives”, un saggio-manuale sul tema del fallimento e dell’immaginazione che riporta ancora l’autrice di Edimburgo nelle librerie, dopo i sette volumi sul celebre maghetto che hanno fatto sognare tutto il mondo, il romanzo “Il seggio vacante” e i due gialli (“Il richiamo del cuculo” e “Il baco da seta”) scritti con lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Yeats scriveva: “In dreams begin responsibilities”. Chi ha una mente che scoppia di fantasia e immaginazione, ha anche delle responsabilità da portare avanti. Certo è che i grandi nomi del passato e del presente che ancora sono indimenticabili hanno avuto dalla loro parte una buona dose di immaginazione, per riuscire a vedere al di là del pensiero comune. La Rowling questo lo sa bene, ma sa anche che spesso la fantasia, la curiosità e la ricerca continua di novità possono inciampare nel fallimento. Anche i migliori prima di arrivare sulla vetta hanno toccato il fondo. Nel 2008 la scrittrice fu chiamata a tenere un discorso di incoraggiamento per i laureandi di Harvard e scelse di focalizzare la sua attenzione proprio sui concetti di fallimento e immaginazione: due realtà che ad un primo sguardo sembrerebbero non toccarsi mai.

La paura di fallire. E chi non ce l’ha? Soprattutto in un’epoca come questa, incerta, burrascosa e ostile. Anche i più giovani, che ancora devono aprire le ali e spiccare il volo, hanno una gran paura di cadere e di non farcela. Eppure, anche se guardandola adesso non si direbbe proprio, anche JK Rowling era una fallita: una “loser”. Cresciuta in una famiglia dove la creatività non era vista di buon occhio, si è ritrovata da giovane adulta con un matrimonio imploso e andato alla deriva, disoccupata, povera e madre single. Anche ora, dopo il successo avuto con Harry Potter, parla della miriade di rifiuti e porte in faccia ricevuti per i libri scritti sotto il suo pseudonimo.

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“Very Good Lives” si basa proprio su quel discorso che nel 2008 commosse gli studenti, ma che ora ha un messaggio da rivolgere a tutti.

“Chi non ha mai commesso un errore, non ha mai provato nulla di nuovo”, diceva saggiamente Albert Einstein, un altro uomo grandioso che nella vita, prima del successo, ha sentito duramente il sapore del fallimento: non fu in grado di parlare fino all’età di 4 anni e, secondo i suoi insegnanti, non era un granché. Altri esempi di “fallimenti famosi”? Walt Disney, licenziato da un giornale per “scarsa immaginazione” e “incapacità di avere idee originali”, Steve Jobs, che all’età di 30 anni entrò in crisi depressiva dopo essere stato licenziato dall’azienda da lui creata senza tante spiegazioni, i Beatles, rifiutati dalla Decca Records, dove dissero: “A noi non piace la loro musica”, “Non hanno futuro nello show business”.

Per chiudere citando le stesse parole della Rowling: “we do not need magic to change the world, we carry all the power we need inside ourselves already: we have the power to imagine better”.

Il mio articolo su: http://www.cultora.it/j-k-rowling-perks-failure/.

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3 commenti
  1. Quanto mi piace la Rowling… apprezzo sia la persona sia la scrittrice (tranne per “Il seggio vacante” che non mi è piaciuto affatto).

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