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Archivio mensile:giugno 2015

Che tu ci creda o no, i libri danno delle risposte. Se c’è una frase che proprio non riesco a digerire è quella che normalmente si tende ad affibbiare ai grandi classici: «E’ un libro sempre attuale». I libri, quando parlano di uomini e di storie di uomini, sono sempre attuali, non vanno mai fuori moda, proprio perché parlano di sentimenti, di dubbi e di interiorità che sono nostri fin dalla notte dei tempi. Perfino a leggere l’Epopea di Gilgamesh, che risale a 4500 anni fa, potremmo trovare degli spunti quantomai attuali e ancora vividi. Certe volte, quando meno ce lo aspettiamo, troviamo le giuste risposte alle nostre domande proprio tra le pagine di un libro, sia che si tratti di un capolavoro o di un romanzetto adolescenziale, questo poco importa. Bastano poche parole; parole che all’improvviso, da quel foglio nero su bianco, parlano di noi e con noi. Non esiste una lista di libri migliori e di libri peggiori di altri, non esiste il libro più bello in assoluto: già non è semplice rispondere alla domanda “Quale è il tuo libro preferito?”, figurarsi stilare un elenco dei libri più profondi e interessanti da leggere. Però, dei consigli da lettrice posso darveli, perché leggere è stupendo, ma condividere con gli altri le proprie passioni e i propri pareri è meraviglioso, soprattutto se attraverso queste mie parole potessi suscitare in qualcuno di voi la voglia di cercare il prossimo libro in grado di sconvolgervi l’animo. Ecco i cinque libri ‘must’ per chi è in cerca di risposte:

Il lupo della steppa – Hermann Hesse

Pensato per tutte quelle persone troppo macchinose, intellettuali, pensierose e riflessive, che ogni tanto, quando nessuno li osserva, si perdono a guardare la luna o ad ascoltare il vento, invidiando la bellezza spontanea della natura. Uno dei capolavori indiscussi di Hesse, da leggere tutto d’un fiato. Il protagonista è Harry Haller, un uomo di mezza età che vive in una condizione di permanente disagio. Un outsider autoemarginato incapace di sopportare il secolare conflitto tra mente e istinto, tra pensiero intellettuale e caos animalesco. Siamo creature dotate di intelligenza, raziocinio e cultura, ma pericolosamente destinate ad annoiarci a morte con le nostre stesse teorie e la nostra incapacità di goderci la vita come farebbe un lupo, lontano dalle falsità, spontaneo e potente. Ad accompagnarlo c’è Erminia: in lei le due metà, l’uomo e l’animale, si sono perfettamente fuse, tanto da potergli fare da maestra nell’insegnargli tutte le gioie che l’esistenza è in grado di offrire: un inno alla vita, da vivere con la saggezza di un vecchio e l’ingenuità di un bambino, senza artificiosità, paranoie e intellettualismi sterili.

La luna e i falò – Cesare Pavese

 

Chiediti chi sei. Romanzo-testamento di Pavese, scritto in un paio di mesi di getto, l’anno successivo lo scrittore si toglierà la vita. Fa sempre strano confrontarsi con le parole di chi ha scelto la strada del suicidio, perché si cerca di intravedere nelle loro opere, nelle sfumature di quelle pagine, le avvisaglie della tragica morte, i primi segni di una tristezza inguaribile. La storia è narrata in prima persone dal protagonista, soprannominato Anguilla, che dopo la liberazione torna nel suo paese d’origine in Italia, dopo un lungo periodo d’assenza passato in America. Insieme al suo amico Nuto, Anguilla ripercorre la sua giovinezza trascorsa al paese del Belbo (in Piemonte) alla fattoria della Mora, insieme a sor Matteo e alle tre figlie: Irene, Silvia e Santa. Un continuo viaggio tra passato e presente, in due piani narrativi si intrecciano e si rincorrono, nei racconti, spesso tristi e nostalgici, che Anguilla rivive con il suo amico Nuto. Racconti che porteranno il protagonista in un bellissimo, ma sofferente, percorso nel tempo, alla riscoperta delle sue antiche radici. Lo sfondo sono sempre le Langhe, la terra bruciata dal sole e dai falò estivi, in un affresco di vite contadine che ben sanno che il cuore dell’uomo è girovago, ma ha sempre bisogno di un posto in cui tornare.

libri che cambiano la vita

L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

 

La paura dell’abbandono, l’infedeltà, la dipendenza di una donna dal suo uomo, la filosofia dell’eterno ritorno nietzschiano, l’adattamento delle nostre azioni al condizionamento dello sguardo esterno, un intreccio di vite, il dualismo anima-corpo, il bisogno di alleggerire tutto ciò che nella vita di ogni giorno risulta pesante e gravoso. Pensato per chi ha bisogno di riflettere sulla propria concezione dell’amore e, di riflesso, sul proprio rapporto con gli altri e con il mondo attorno a noi. Quale peso hanno effettivamente l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata? Secondo Kundera appaiono del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza: il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita, e viceversa, la necessità umana di rintracciare in essa un significato, si risolve in un paradosso insostenibile.

Harry Potter – J.K. Rowling

 

Chi ha detto che le classifiche dei libri più ‘importanti’ per la crescita di una persona devono riguardare solo i grandi classici? Ebbene, anche le ‘new entries’ della letteratura vanno prese in considerazione. Con la saga di Harry Potter è cresciuta la maggior parte di quell’ampia generazione che adesso va dai 15 ai 25/30 anni. Sette libri di avventure, creature magiche, situazioni rocambolesche e incantesimi, certamente, ma non solo: dentro a quelle pagine si trovano tutte le problematiche che un giovanissimo può porsi, inquadrate in un contesto magico che però parla tanto anche del nostro mondo reale e di problemi ben più importanti di quanto si possa pensare ad una prima lettura: c’è qualcosa della nostra storia, così vicina a noi che ancora dà i brividi. C’è il pericolo serpeggiante di un’ideologia che si fa strada conquistando consensi in chi condivide logiche di arroganza e sopraffazione, c’è lo squadrismo dei Mangiamorte, con il loro simbolo macabro tatuato sul braccio, c’è lo slittamento inesorabile verso la dittatura. C’è perfino la Teoria della Razza, e ci sono tribunali speciali che giudicano la purezza delle ascendenze. Poi, c’è anche la Resistenza. Oltre a ciò, personaggi incredibili pieni di sensibilità e di sfaccettature ci mostrano il lato umano degli ‘eroi’, unendo alle lezioni di magia i primi problemi di cuore, il bisogno di sapere la verità, la ricerca delle proprie radici, l’importanza dell’amicizia e l’incontro con la morte delle persone care.

Il manuale del guardiano della luce – Paulo Coelho

 

Perché per vivere e non solo sopravvivere bisogna erre un po’ dei guerrieri. Pensato per chi ha capito di volere lasciare da parte le paure e le limitazioni autoimposte per abbattere gli ostacoli che la vita di tutti i giorni ci pone davanti, sia per casualità sia per destino. Il ‘guerriero della luce’ è la nostra parte più interiore e allo stesso tempo rappresenta anche tutto ciò che potremmo essere, viste le risorse immense che abbiamo nascoste in noi. Il Guerriero non è un superuomo che ha sempre tutte le risposte pronte: è un essere con tutti i suoi dubbi, le sue contraddizioni, paure e incertezze di fronte alle sfide della vita. E’ dunque un libro che ispira e ci conforta, non ci giudica negativamente se non siamo sempre perfetti e al massimo delle nostre potenzialità, ma ci spinge ad avere coraggio, tenacia e ad essere spiritualmente allenati per vincere la “battaglia”. Un libro da tenere accanto al letto e da leggere prima di addormentarsi, per trovare consigli e spunti.

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Avete mai pensato all’evoluzione del bibliotecario? Facciamo un salto indietro nel tempo. No, non occorre andare molto lontano: ci fermeremo al 1980. Pure io tenterò ora di immedesimarmi e di trasportare indietro di trentacinque anni le mie attuali occupazioni, cioè la stesura di una tesi di laurea. La musica nel terzo libro della Repubblica di Platone. In questo momento mi trovo comodamente sdraiata sul mio letto, con il portatile appoggiato sulle gambe, immediatamente disponibile per ogni mia richiesta e curiosità. Ho bisogno di capire le origini dei gatti nudi, perché ho improvvisamente un irrefrenabile (e quantomai superficiale) bisogno di scoprirlo? Posso farlo. Ho bisogno, invece, di ricercare gli atti di un convegno che si tenne a Taranto nel 2010, organizzato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, e che potrebbe tornarmi molto utile nel capire il ruolo degli strumenti musicali nell’antica Grecia? Posso farlo. Accanto a me, sparsi sul tappeto, quattro libri da consultare: ne ho così pochi perché sono estremamente specifici e fanno proprio al caso mio; prima di prenderli in prestito nel giro di pochi giorni ordinandoli online da Milano, con una breve ricerca su Google ho trovato i titoli migliori e più utili.

Ma attenzione, siamo negli anni ’80. Il comodino accanto al mio letto ospita un’imponente e traballante pila di tomi di diversa datazione e mole. Dal momento che la tesi non è il mio unico impegno, non posso permettermi di spendere ore e ore nella ricerca manuale e cartacea (lontana dal caldo di casa) della bibliografia perfetta e mi accontento di sfogliare i miei quindici libri che ritengo potermi tornare utili. E che fine ha fatto la possibilità di raggiungere in pochi click gli atti di un convegno alle 22:30 di sera? Inesistente: dovrò aspettare il giorno dopo, uscire di casa e mettermi di impegno per cercarli, senza forum, blog, siti, Wikipedia, archivi online, download e PDF ad aiutarmi. Ma, più in generale, se nel 1980 – e anche prima – saliva la voglia di leggere o di trovare delle risposte, a chi ci si rivolgeva?

È semplice: al bibliotecario. L’evoluzione del bibliotecario sta anche nel comprendere il valore che un tempo aveva. Partiamo dal considerare che le biblioteche fino a vent’anni fa non potevano usufruire dei mezzi informatici e di archiviazione attuali: o il bibliotecario conosceva bene il suo ambiente, i suoi libri, le loro collocazioni, i metodi di ricerca bibliografica, i bisogni dei lettori e la storia della letteratura o il suo ruolo risultava inutile e inconcludente. Il bibliotecario, figura mistica circondata da figure – un tempo – altrettanto mistiche come i libri, era considerato il detentore del sapere letterario: se si parlava di libri, di ricerche, di bibliografie e di tesi, il bibliotecario era il guru della situazione, in grado di estrapolare dai balbettii confusi dei lettori i titoli e i nomi cercati. La biblioteca, in quanto culla di un sapere vasto e imponente, era vista come un tempio di risposte e certezze. Allo stesso modo, il bibliotecario pareva un oracolo, un saggio, un Pico della Mirandola.

Diamo uno sguardo alle domande che i lettori erano soliti un tempo rivolgere ai bibliotecari. L’evoluzione del bibliotecario fino ad oggi parte da qui, dall’idea di una figura professionale alla quale rivolgere senza timori di delusioni dubbi e lacune.

Un tempo i bibliotecari affiancavano al loro lavoro a stretto contatto con i libri delle ricerche a più ampio respiro. Tra i bibliotecari più famosi si ricordano Luciano Bianciardi, Raymond Carver, Alcide de Gasperi, Marcel Duchamp, Benjamin Franklin, Johann Wolfgang Goethe ed Eugenio Montale. Ed oggi? Oggi se penso alla mia bibliotecaria di quartiere, sempre così acida e maldisposta, mi viene il magone. Ripenso sempre a quando le chiesi l’Edipo Re e lei mi domandò di chi fosse, continuando poi a non capire. «Ma Sofocle chi?», «Sofocle, il tragico greco», «Ma il cognome quale è?».

Si parla di evoluzione del bibliotecario o di ‘involuzione’? Nell’era di Internet, del ‘tutto subito’, delle ricerche comode a casa, del download selvaggio, degli archivi online, si tratta forse di una decadenza del ruolo della biblioteca in generale, che porta a vedere il servizio del bibliotecario solo come una figura assimilabile al magazziniere e al commesso? Un fondo di verità dietro a questo dubbio ci dovrà pur essere, se sempre più spesso i Comuni decidono di far rientrare l’ambito delle biblioteche nei ‘servizi socialmente utili’ o nell’inquadramento per le liste di collocamento. Eppure, nessuno si sognerebbe di vedere il ruolo di un ingegnere come assimilabile ad un ‘servizio socialmente utile’ da assegnare indiscriminatamente per provvidenzialismo. Quale lacuna di credibilità e professionalità caratterizza l’attuale figura del bibliotecario per dover subire ciò?